La scommessa della formazione

di Redazione · Luglio 11, 2026

LA PELLE VICENTINA SCOMMETTE SUI SUOI TECNICI, E LA SCOMMESSA HA UN NOME: FORMAZIONE 

Ventotto diplomati non sono un numero da bollettino accademico. Sono la misura, concreta e verificabile, di quanto un distretto industriale — quello della pelle vicentina, tra Valle del Chiampo e Valle dell’Agno — abbia deciso di rispondere alla propria transizione ecologica non con un documento programmatico, ma con un sistema di formazione tecnica che produce competenze già pronte per l’impresa. Diciassette diplomati del percorso Green Leather Manager, undici del Fashion Sustainability Manager: la cerimonia che li ha consacrati, ospitata nella cornice del MILE — il Museum of Interactive Leather Experience che da tempo funziona come vetrina identitaria del distretto — non va letta come evento cerimoniale isolato. Va letta come nodo di una rete istituzionale che vale la pena ricostruire con precisione quasi cartografica.

Il primo livello di lettura riguarda la presenza di un dirigente regionale con delega al Fondo Sociale Europeo tra le autorità intervenute: non è un dettaglio protocollare. È la prova che i due percorsi ITS si collocano dentro un canale di finanziamento europeo strutturato, non dentro un’iniziativa estemporanea del territorio.

Il secondo livello riguarda la governance duale della formazione tecnica superiore. Da un lato la componente pubblica e istituzionale — i Comuni della Valle del Chiampo e della Valle dell’Agno, un istituto tecnico che ha messo a disposizione per anni gli spazi laboratoriali, senza i quali nessuna filiera tecnica può esistere davvero. Dall’altro la componente associativa e datoriale: Confindustria Vicenza attraverso la sua Sezione Pelle e Cuoio, Confartigianato Imprese Vicenza, e un ventaglio di sigle di categoria che nella loro sola sequenza restituiscono la complessità di una filiera che va dalla concia alla componentistica, dalla chimica conciaria alla manifattura del prodotto finito. È raro vedere, in un solo evento, la convocazione simultanea di tutta l’architettura associativa di un distretto: significa che la formazione tecnica, qui, non è percepita come costo periferico ma come infrastruttura condivisa.

Il terzo elemento, forse il più significativo dal punto di vista industriale, riguarda la presenza al tavolo istituzionale della vicepresidenza dell’ente che gestisce il sistema di depurazione consortile su cui si regge, da decenni, la sostenibilità ambientale dell’intero distretto conciario — probabilmente il nodo più delicato e meno raccontato dell’intera filiera della pelle vicentina, quello su cui si misura la licenza sociale a operare di centinaia di imprese. Che l’ente deputato al trattamento dei reflui industriali sieda al tavolo di una cerimonia di diploma dedicata a un percorso “Green Leather Manager” non è un caso di cortesia istituzionale: è la certificazione che la sostenibilità, in questo distretto, non è slogan di facciata ma processo tecnico che attraversa depurazione, chimica conciaria e management, e che richiede figure professionali capaci di parlare tutti e tre questi linguaggi insieme.

Sul piano del merito formativo, c’è un dato che meriterebbe più attenzione di quanta gliene sia stata dedicata nella cronaca: tre studenti del percorso Green Leather Manager hanno concluso il biennio con il massimo dei voti, 110 su 110. Non è un dettaglio da cronaca scolastica. In un sistema ITS che vive ancora, nel dibattito pubblico nazionale, di un deficit di riconoscimento rispetto alla laurea tradizionale, la concentrazione di eccellenze in un singolo corso di ventotto diplomati complessivi è un indicatore di selettività e di qualità didattica che meriterebbe di entrare nel discorso pubblico sulla formazione tecnica superiore, troppo spesso ridotta a alternativa di ripiego anziché raccontata per quello che è: un canale di specializzazione ad altissima intensità di competenze pratiche.

Il quarto livello riguarda il sistema premiale, che assume una funzione che va oltre il riconoscimento simbolico. I due premi al merito messi a disposizione da un’azienda leader della meccanica per la lavorazione della pelle a livello internazionale non sono semplice mecenatismo. Sono un meccanismo di attrazione precoce della manodopera qualificata che le imprese del distretto, di fronte alla cronica difficoltà di reperimento di tecnici specializzati, hanno imparato a strutturare fin dentro l’aula formativa, prima ancora che dentro il mercato del lavoro.

Resta, sullo sfondo, la domanda che ogni cerimonia di diploma tecnico dovrebbe portare con sé: quanti di questi ventotto tecnici resteranno effettivamente nel distretto che li ha formati? È la variabile che decide se un sistema ITS territoriale funziona come infrastruttura di sviluppo locale o come semplice trampolino verso mercati del lavoro più attrattivi altrove. Il coinvolgimento diretto delle imprese — dagli sponsor ai premi, fino alla presenza in sala delle associazioni datoriali — è precisamente il tentativo di rispondere a questa domanda prima che diventi un problema: creare, già nel biennio formativo, un legame di riconoscimento reciproco tra studente e impresa che riduca il rischio di dispersione dei talenti formati. Se funzionerà, lo si vedrà non da una cerimonia, ma dai bilanci occupazionali del distretto nei prossimi ventiquattro mesi.

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