di Redazione · Febbraio 21, 2025
Lavoro, servizi pubblici, casa, mobilità: ecco le condizioni per restare
Verona – Il futuro? Per un giovane su due non è nella propria terra d’origine, ma altrove, in Italia o all’estero. Non per mancanza di radici o di desiderio di restare, ma perché le condizioni non lo permettono: salari poco competitivi, opportunità di lavoro inadeguate, difficoltà di accesso alla casa, servizi pubblici e trasporti inefficienti. È quanto emerge dalla ricerca Futuro Qui!, promossa da Fondazione Cariverona e condotta da Upskill 4.0, che ha raccolto le opinioni di oltre 1.000 giovani tra i 18 e i 34 anni nelle province di Verona, Vicenza, Belluno, Mantova e Ancona.
I risultati, presentati oggi a Verona durante un evento organizzato con Will Media, evidenziano una generazione pragmatica e consapevole: le nuove generazioni non si muovono per moda o per un generico desiderio di cambiare aria, ma per concrete necessità economiche e professionali. E ciò che chiedono non sono incentivi temporanei, ma interventi strutturali per rendere il territorio un luogo più attrattivo in cui costruire il proprio futuro.
Un territorio poco attrattivo per i giovani
Se da un lato la qualità della vita viene ancora valutata positivamente (3,7 su una scala da 1 a 5), dall’altro i fattori che la determinano sono legati a elementi tradizionali (cibo, impianti sportivi), mentre mancano condizioni sistemiche capaci di offrire prospettive solide. Il quadro delineato dalla ricerca è quello di un’Italia che, da Nord a Sud, sta vivendo una crisi demografica senza precedenti: natalità ai minimi storici, popolazione sempre più anziana, giovani che se ne vanno senza tornare.
“La perdita di capitale umano non è più un rischio, ma una realtà che minaccia lo sviluppo economico e sociale delle nostre comunità”, avverte Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona. “Non è solo l’alta percentuale di giovani pronti a partire a preoccupare, ma il fatto che tutti sappiano benissimo cosa servirebbe per restare: lavoro, casa, servizi pubblici e mobilità”.
Un’emorragia che non riguarda più solo il Sud Italia: oggi anche molte aree del Nord e del Centro stanno perdendo i loro giovani, attratti dalle grandi città o dall’estero. E senza un intervento concreto, il rischio è che il fenomeno diventi irreversibile.
Lavoro e stipendi troppo bassi
Uno dei problemi più urgenti è quello del lavoro e delle retribuzioni. Il 43,5% degli intervistati si dice insoddisfatto degli stipendi, considerati troppo bassi rispetto al costo della vita. Ma il problema non è solo il salario: il 41,6% ritiene che il proprio titolo di studio non trovi adeguata corrispondenza nel mercato del lavoro locale, mentre il 32,9% denuncia una mancanza di reali prospettive di crescita professionale.
“A livello globale, le trasformazioni tecnologiche hanno favorito le grandi metropoli, ma i nostri territori possono ancora attrarre talenti se sanno valorizzare le proprie specificità”, afferma Stefano Micelli, presidente di Upskill 4.0. “Serve però un cambio di mentalità: non si può più considerare il lavoro un tema separato dalla qualità della vita”.
Trasporti e casa: due ostacoli enormi
Oltre al lavoro, sono i servizi pubblici e la mobilità a pesare sulla decisione di restare o partire. L’81,2% dei giovani considera la qualità della sanità un fattore determinante, mentre trasporti inefficienti e collegamenti carenti rendono difficili gli spostamenti per studio e lavoro. L’assenza di infrastrutture moderne spinge molti a preferire città più connesse, dove vivere senza un’auto privata è possibile.
L’accesso alla casa è un altro grande ostacolo: il 47,9% dei giovani si dichiara insoddisfatto dell’offerta abitativa, giudicata troppo cara rispetto agli stipendi. Il mercato degli affitti è poco accessibile e i costi d’acquisto sono proibitivi, spingendo molti under 35 a rimanere a vivere con i genitori, ritardando scelte di vita importanti come l’indipendenza o la creazione di una famiglia.
Pochi spazi di aggregazione, scarsa offerta culturale
Infine, la ricerca mette in luce anche un’altra criticità: la mancanza di luoghi di incontro e di una vita culturale stimolante. Dai focus group emerge che i giovani percepiscono i centri urbani di medie dimensioni come “statici”, privi di eventi culturali e occasioni di networking.
Sette leve per invertire la tendenza
Il rapporto Futuro Qui! non si limita a fotografare il problema, ma propone sette strategie chiave per rendere i territori più attrattivi per le nuove generazioni:
1. Mobilità – Trasporti pubblici efficienti per ridurre la dipendenza dall’auto.
2. Spazi – Creazione di luoghi di aggregazione innovativi per favorire lavoro, formazione e socialità.
3. Partecipazione – Coinvolgere i giovani nei processi decisionali locali.
4. Cultura – Offerta culturale più dinamica e in linea con le nuove generazioni.
5. Governance – Un nuovo modello di gestione del territorio basato sull’innovazione.
6. Lavoro – Opportunità professionali con stipendi adeguati e possibilità di crescita.
7. Abitazione – Politiche per rendere la casa accessibile ai giovani.
“Le soluzioni ci sono, le idee sono chiare: ora servono azioni concrete”, conclude Giordano. “Futuro Qui! non è solo un punto d’arrivo, ma un punto di partenza per costruire territori capaci di trattenere i loro talenti. Questo progetto segna l’inizio di un percorso di ascolto e cambiamento che troverà pieno compimento nel Documento di programmazione pluriennale 2026-2028, per dare ai giovani la possibilità di immaginare il proprio futuro qui, e non altrove”.




