Latterie Vicentine, il formaggio che sfida il mercato. E il potere dolce di Mocellin

di Redazione · Maggio 14, 2025

La cooperativa chiude un bilancio da record tra investimenti, dividendi e stabilità ai vertici. E mentre il settore affronta la turbolenza dei mercati, a Bressanvido si costruisce una fortezza industriale fatta di numeri, fiducia e governo saldo

 

C’è una frase che, nella retorica imprenditoriale, sembra semplice ma in realtà è il manifesto di un’intera strategia di potere: “Poche idee ma ben chiare”. È il mantra con cui Alessandro Mocellin ha guidato – per la quinta volta consecutiva – la sua rielezione alla guida di Latterie Vicentine, la più grande cooperativa di trasformazione del latte in Veneto. Un’istituzione economica e simbolica. E anche, ormai, un modello di continuità politica applicata all’agroindustria.

Il bilancio 2024 parla da sé: 117 milioni di euro di fatturato, +23,57%, produzione in crescita su tutte le DOP (con un balzo del 27,5% per il Grana Padano) e dividendi ai soci a livelli record, oltre 65 euro per ettolitro. Numeri che diventano argomenti, e che consentono al vertice di blindare la propria posizione senza bisogno di troppa propaganda. Perché quando crescono i dividendi, crescono anche i consensi.

Ma la vera notizia non è nel dato contabile, bensì nel segnale politico-economico: mentre il mercato zootecnico nazionale fatica tra volatilità dei costi e incognite europee, Latterie Vicentine costruisce un piano industriale imponente, finanziato dai soci stessi con un aumento di capitale da un milione di euro. E qui si legge la cifra di un sistema che ha fatto della cooperativa non solo un’azienda ma una comunità economica radicata e resiliente.

La narrazione di Mocellin è chirurgica: zero trionfalismi, molti riferimenti alla “squadra”, ai “sacrifici”, alla “visione condivisa”. È il lessico dell’efficienza che rassicura e, insieme, consolida. Perché in una terra abituata a pensare in termini concreti, la vera leadership è quella che distribuisce utili e apre nuovi caseifici, non quella che annuncia rivoluzioni.

Il 2025 sarà l’anno dell’espansione finale: nuovo impianto per il Grana Padano, nuovo magazzino da 80.000 forme, ampliamento del centro confezionamento. A Bressanvido si sta costruendo il più grande polo caseario del Paese. Altro che crisi del settore: qui si pianifica. E si presidia.

Certo, anche Mocellin conosce la retorica della “tensione dei mercati”, ma la sua risposta è tutta politica: “La nostra forza è la programmazione, la professionalità delle risorse, e sì, anche una buona congiuntura astrale”. Un modo elegante per dire che, quando le cose vanno bene, la governance va lasciata dov’è.

Nel 2026 la cooperativa compirà 25 anni. E sarà difficile, per chiunque, mettere in discussione un sistema che ha fatto del pragmatismo una bandiera. Qui non si fa rumore. Si lavora, si produce, si distribuisce valore. E, soprattutto, si governa con metodo. Anche nel mondo del latte, la politica – quella vera – si misura sul lungo periodo. E sulla capacità di fare squadra attorno a un leader che parla poco, ma incassa tanto.

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