di Redazione · Novembre 5, 2026
Riceviamo e pubblichiamo la lettera del presidente di Sportivi per Vicenza
Gentile Direttore,
In un momento complesso, se non drammatico, della comunità e della società in genere, sia nazionale che internazionale, torno su un tema a me caro, trattato ben poco, ma che può essere di suggerimento per l’educazione delle nuove generazioni e per l’orientamento dell’amministrazione pubblica nazionale e del territorio.
Nell’ambito delle politiche sportive sta prendendo sempre più piede la crescente importanza della responsabilità sociale d’impresa, applicata allo sviluppo sostenibile, alla socializzazione, all’inclusività.
L’attuale panorama globale, segnato da emergenze di vario genere, riserva allo sport un ruolo primario, ma soprattutto pone in essere la riflessione su come una politica sportiva più accentuata, più concreta, possa divenire una chiave di lettura per educare o arginare fenomeni estremi di una società malata e in preda ai alla logica social e internet.
Non si tratta di entrare nello specifico nel pensiero politico di destra o sinistra. Si tratta di porre più attenzione allo sport e alla cultura sportiva, e finalmente iniziare a pensare che lo sport può essere una ‘soluzione’.
Il ruolo delle organizzazioni sportive viene riconosciuto come di un attore sociale significativo e non come semplice attore di contesti agonistici o di intrattenimento. Le società sportive, e le aziende sponsoring collegate, hanno l’occasione di agire in base ad un ruolo sociale definito e imprimere un impatto importante positivo ed educativo su società e ambiente.
Il sistema sociale attuale abbisogna di più sport.
Dei suoi principi e della sua cultura.
Aumentare le ore sportive a scuola è un tema ormai talmente vetusto che non se ne parla più. E invece è di fondamentale importanza, ma tant’è non è all’ordine del giorno.
Le società sportive nel territorio hanno una responsabilità oggettiva nei confronti dei giovani. Il quartiere, la periferia vive su queste realtà e il loro sviluppo passa attraverso lo sviluppo e la consapevolezza del ruolo centrale dello sport. Centinaia di esempi di riscatti sociali attraverso lo sport.
Perché allora non pensare che la politica sportiva possa essere di aiuto nel contrastare i fenomeni di disaddatamento, di ribellione, di non integrazione?
Il problema, come spesso, è politico.
Ma anche culturale. Lo sport viene considerato solo come un gioco con uno che vince e uno che perde. C’è sempre la logica agonistica in primis. Si dovrebbe provare a far sì che le politiche sportive diventino essenziali per la comunità.
Il problema è crederci ma soprattutto trovare chi le conosce.
Antonio Buglione
Sportivi perVicenza


