di Redazione · Settembre 4, 2026
In Veneto 351 case di riposo ospitano 33 mila anziani. Cinquemila di loro pagano quaranta euro al giorno più del vicino di stanza, a parità di condizioni e di patologie. E da gennaio le rette salgono per tutti
Ci sono due anziani, nella stessa casa di riposo, con più o meno la stessa età e la stessa diagnosi. Le camere danno sullo stesso corridoio. Al mattino li alza la stessa operatrice.
A fine mese uno paga milleseicento euro. L’altro duemilacinquecento.
La differenza non sta in niente che li riguardi. Sta in un foglio: l’impegnativa di residenzialità, con cui la Regione si accolla una parte della retta. Chi ce l’ha paga meno. Chi non ce l’ha paga fino a 40 euro al giorno in più, per la stessa stanza e la stessa malattia.
In Veneto sono cinquemila persone. Su 33 mila ospiti, 27 mila una copertura ce l’hanno, in un modo o nell’altro. Gli altri no, e finora nessuno è riuscito a spiegargli perché.
Da gennaio si aggiunge il resto. Le rette salgono per tutti di almeno cinque euro al giorno: centocinquanta al mese, milleottocento all’anno, che servono a pagare il rinnovo dei contratti del personale e le bollette. L’Uripa, l’associazione che riunisce le case di riposo venete, attraverso il suo presidente, Roberto Volpe, ha chiesto alla Regione cento milioni. L’assessore al Bilancio ha risposto che quella cifra «è proprio impossibile».
Sarà vero. Chi tiene un bilancio regionale passa le giornate a dire di no, e li dice quasi sempre a gente che ha ottime ragioni per chiedere. Il punto è cosa arriva al posto del sì. Per adesso sono arrivati i tavoli, uno per provincia, più un osservatorio riattivato e una riforma dell’accreditamento ancora da scrivere. Cose che possono pure funzionare. Non a gennaio.
Volpe, uscito dall’incontro di Mestre, ha detto di aver avuto l’impressione che il suo interlocutore non fosse più la politica ma la dirigenza. In un’associazione di categoria è la frase che si pronuncia quando si è capito che la risposta non arriverà in tempo.
Intanto quei quaranta euro al giorno corrono. E non li paga l’anziano, quasi mai. Li paga una figlia di sessant’anni che dopo cena apre l’estratto conto sul tavolo di cucina e conta per quanto ancora riesce a tenere.
In una casa di riposo non c’è una graduatoria per ammalarsi. Non si capisce perché debba essercene una per essere aiutati.




