di Redazione · Giugno 14, 2026
Quattro consiglieri su sette lasciano “con effetto immediato” e denunciano una “profonda crisi istituzionale”. Nel documento accuse alla gestione della direttrice. Le persone chiamate in causa non hanno per ora replicato
Scossone ai vertici del Centro di Servizio per il Volontariato (CSV) di Vicenza, il punto di riferimento di circa 1.200 associazioni della provincia. Con una lettera datata 5 giugno 2026 e indirizzata all’ente gestore, Volontariato in Rete – Federazione Provinciale di Vicenza, quattro componenti del Consiglio direttivo hanno rassegnato le dimissioni “con effetto immediato”: la presidente Gabriella Mezzalira, la tesoriera Bruna Maria Gasparoni e le consigliere Laura Carnevali e Silvia Corà. Quattro su sette: la maggioranza dell’organo di governo, presidente inclusa.
A motivare il passo, secondo quanto scritto nel documento, sarebbe una “profonda crisi istituzionale” che il CSV vivrebbe “da tempo”. I firmatari sostengono che il ruolo della presidente sia stato “costantemente osteggiato e umiliato” dalla direttrice, Maria Rita Dal Molin, e lamentano un clima in cui i consiglieri che “non adeguandosi al suo volere” verrebbero trattati, scrivono, come “semplici marionette”.
Il punto di rottura, stando alla lettera, sarebbe maturato attorno alla predisposizione della bozza del bilancio di esercizio. I dimissionari riferiscono di “una rilevante posizione debitoria nell’ambito di un progetto gestito” e di un “rilevante contenzioso (in termini economici) con una cooperativa partner”, sorto — è la loro tesi — senza un adeguato coinvolgimento del Consiglio direttivo. In quel contesto, scrivono, sarebbe stato chiesto agli amministratori di assumere, in sede di approvazione del bilancio, “decisioni tecniche complesse e particolarmente delicate”, potenzialmente capaci di produrre effetti economici, finanziari e patrimoniali significativi per l’ente.
Di qui la decisione di lasciare. Nella lettera i quattro parlano del venir meno del “necessario rapporto di fiducia” e della compromissione dell’equilibrio “tra la funzione di indirizzo politico-amministrativo e quella gestionale”, dichiarando di non voler più tollerare quella che definiscono una “gestione autoritaria e autoreferenziale”, basata “da troppi anni” su un “asse di potere Dal Molin – Bettale” — il riferimento è alla direttrice e alla vicepresidente Maria Grazia Bettale.
**Cos’è in gioco.** I Centri di Servizio per il Volontariato non sono associazioni qualsiasi: istituiti per legge (L. 266/1991, recepita in Veneto dalla L.R. 40/1993) e oggi disciplinati dalla riforma del Terzo settore, erogano servizi gratuiti alle organizzazioni di volontariato e sono finanziati con risorse pubbliche attraverso il Fondo Unico Nazionale, sotto la vigilanza dell’Organismo Nazionale di Controllo (ONC) e della rete CSVnet. Il CSV di Vicenza è gestito dall’associazione di secondo livello Volontariato in Rete, accreditata come ente gestore per la provincia. Il Consiglio direttivo oggi azzerato nella sua maggioranza era stato eletto dall’Assemblea dei soci il 27 giugno 2023, per un mandato triennale ormai prossimo alla scadenza.
Le dimissioni della presidente e di altri tre consiglieri lasciano formalmente in carica la vicepresidente Maria Grazia Bettale e i consiglieri Giovanni Guidolin e Alberto Maistrello, e aprono ora la questione della continuità degli organi: spetterà all’Assemblea dei soci dell’ente gestore, con i tempi e le modalità previsti dallo statuto, ricostituire la governance del Centro.
Diritto di replica. Le persone chiamate in causa nel documento — la direttrice Maria Rita Dal Molin e la vicepresidente Maria Grazia Bettale — non hanno, al momento, rilasciato dichiarazioni, così come non risultano prese di posizione pubbliche dell’ente gestore Volontariato in Rete né dei consiglieri rimasti in carica. Le accuse qui riportate sono quelle contenute nella lettera di dimissioni e vanno intese come la posizione dei firmatari. La redazione è a disposizione per ospitare le repliche e le precisazioni di tutte le parti coinvolte.
Articolo basato sulla lettera di dimissioni del 5 giugno 2026 acquisita dalla redazione.




