di Redazione · Gennaio 23, 2026
Gentile Direttore,
la tappa vicentina della fiaccola olimpica assume quest’anno un significato particolare. Partecipare a questo appuntamento ha assunto un motivo storico, credo che la maggior parte di noi non l’abbia mai vista e soprattutto non la vedrà, e certamente di orgoglio. Sappiamo cosa simboleggia la fiaccola, dall’unità alla pace, dall’integrazione alla fratellanza. Parole che in questo periodo quasi stonano, sembrano fuori tempo.Ho già parlato in altri articoli di quanto lo sport possa essere significato di unione, di pace, ma mai come ora questa parola è fuori luogo.Si perché ormai tutto gira intorno al concetto opposto. In tutto. Nel quotidiano, in giro per il mondo, nelle attività, nella società, sembra solo che esista il termine conflitto.Interiore o esteriore, è tutto un conflitto. La società del benessere , o che tende al benessere, è lontana ancora anni luce da ciò che la cultura sportiva può insegnare. E la cultura sportiva è rappresentata dalla fiaccola. Da anni cerchiamo di condividere i valori sportivi, che sono poi i valori Olimpici, ma purtroppo ciò non è sufficiente. Nel momento dell’evento ( Olimpiadi in questo caso) si è tutti d’accordo, poi si torna alle divisioni, ad una società poco “sociale”, poco inclusiva, ma, soprattutto, poco tollerante. Ogni edizione olimpica, inizia con un rituale che ricorda al mondo il potere dello sport, come unione universale. È un momento sospeso nel tempo, che dovrebbe rinnovare il legame tra generazioni e culture. Tutto sulla carta, ma la realtà è ben diversa. Il mondo non gira attorno a questi ideali, e la società attuale nemmeno.Tutto veloce, tutto subito, tutto votato al risultato, tutto per essere primi. Tutto qua, questa è la società odierna. Arrivare quarti non è ammesso.Non accettare la sconfitta è un problema da trattare con lo psicologo. Ma, allora, se tutto è cosi meccanico, perché ci emozioniamo ancora al passaggio della torcia o all’accensione del braciere? Forse perché in fondo in fondo i valori sportivi sono anche i nostri, sono quelli per cui sappiamo di avere ancora ‘speranza’.
Li teniamo nascosti, all’arrivo di una fiamma li rispolveriamo, per poi nasconderli ancora. De Coubertin aveva ragione. Siamo noi che abbiamo travisato la sua frase. L’abbiamo calata nella realtà. E ci siamo trasformati, in una società lontana dalla torcia olimpica, ma che quando passa, vuole vederla.
Antonio Buglione
Sportivi per Vicenza




