La lettera su Sport e Religione

di Redazione · Marzo 1, 2026

Riceviamo dal Presidente dell’Associazione Sportivi per Vicenza e, volentieri, pubblichiamo

 

 

Gentile Direttore,

l’anno del Giubileo Mariano a Monte Berico, ci suggerisce qualche riflessione sul rapporto tra fede, religione e sport.Sono molti i punti di contatto tra sport e religione, si dai tempi più antichi. L’epoca di Roma e di Atene, ha sempre messo in luce  in una visione religiosa sia pagana che deistica, il ruolo dello sport. I Greci trasformarono lo sport in manifestazione pubblica, mentre i romani ne fecero un vero e proprio spettacolo. Presso questi popoli qualsiasi manifestazione era legata al mondo di dei e divinità, pertanto le attività sportive si svolgevano in onore di essi. Nel 1896 la ripresa delle Olimpiadi, propone una visione etica dello sport, all’insegna di una partecipazione non necessariamente agonistica. Oggi in molte forme,  il legame tra sport e religione si rafforza portando con sé riti, preghiere, formule, gesti , simboli e ruoli tipicamente religiosi anche in avvenimenti sportivi. Da un pò di tempo si nota l’ostentazione della propria fede da parte di atleti durante le competizioni. Non si esita più a testimoniare la propria fede:  atleti e pubblico, colgono l’occasione per dimostrare e manifestare la loro testimonianza di fede con efficacia.
Ma sport e religione sono in simbiosi anche per alcune tematiche etico/sociali, che possono portare alla creazione di una comunità che superi la dimensione dell’individualismo, e tenda ad una società più evoluta e inclusiva. Da questo punto di vista lo sport viene considerato dalla religione, come un bene educativo che non deve cadere nella logica del business consumistico, anche se purtroppo ora è proprio cosi. Promuovere uno sport coeso, inclusivo, accessibile a tutti è un grande impegno, una grande sfida. Lo sport è un generatore di comunità, soprattutto per i giovani;  crea condivisione, senso di appartenenza, partecipazione.
Esiste una dimensione formativa nello sport, che va oltre la differenziazione tra attività ludica e professionismo. Lo sport può essere simbolo di una società integrata, un esempio di coesione e di parità di diritti. Il concetto di responsabilità sociale dello sport, viene a più riprese ribadito nei discorsi e negli scritti della chiesa cattolica. Gli atleti vengono considerati esempi per rimuovere la cultura dell’isolamento, e promuovere un riscatto personale e sociale. Isolamento ed esclusione sono le vere sfide di questi anni, e la religione conta sullo sport, al fine di creare personalità mature e consapevoli. Al di fuori di questa logica si corre il rischio di cadere nella macchina del business e del profitto, e proporre quindi un modello di società distorta. Ma cosa occorre per creare queste opportunità di cambiamento?  Intanto l’accessibilità allo sport. L’abbattimento di tutte quelle barriere fisiche, sociali,culturali, economiche, che non permettono di dire che lo sport è per tutti. L’accoglienza è la seconda tematica, cara soprattutto alla chiesa cattolica, che chiede di superare ogni pregiudizio e paura,per dare la possibilità ad ognuno di misurare il proprio talento, anche partendo da situazioni di fragilità e disabilità.
Lo sport si pone, quindi, come attore protagonista di una società  che vuole cambiare, e che trova nella chiesa un impegno e una vicinanza. La religione propone da sempre i luoghi di incontro delle persone, come condivisione e sviluppo dei concetti di fraternità e solidarietà. Lo sport rappresenta il ponte che unisce la società civile all’ideale religioso.
Forse, però, l’esempio più chiaro del legame tra sport e religione è sul concetto di pace. Con gli esempi quotidiani di solidarietà, altruismo, umanità, gli atleti possono essere i primi testimoni e portatori degli ideali di pace.
La corretta competizione fine a sé stessa, pone in primis ideali di onesta di pacifica convivenza. Lo sport ha una matrice così ampia di ideali, correttezza, lealtà, rispetto, che consciamente o inconsciamente riconosciamo da millenni. È probabilmente la lingua universale, che tutti capiscono. Ed è per questo che la religione riconosce allo sport un valore insostituibile e duraturo.
Antonio Buglione
Pres. SportiviperVicenza

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