Attenti a quei due

di Redazione · Settembre 1, 2026

Conte e Danchielli annunciano domani la nascita di “Indipendenti di destra”: opposizione a Possamai, ma il bersaglio sta nella stanza accanto. Cosa cambia davvero, e cosa no

 

La convocazione arriva alle 19.18, quando le redazioni hanno chiuso e i partiti hanno cenato. Tre righe, nessun aggettivo, nessun nome per la creatura. Domani mattina, mercoledì 2 settembre alle 11.30, nella sala delle minoranze di Palazzo Trissino, Giorgio Conte e Ivan Danchielli annunciano un nuovo gruppo consiliare.

Il nome, che la mail tace, secondo quanto risulta a Buongiorno Vicenza sarà Indipendenti di destra. La collocazione: opposizione all’amministrazione Possamai.

Cominciamo dall’aritmetica, che è la parte che nessuno leggerà domani nei comunicati. Due consiglieri su trentatré. Nessuna votazione cambia. Nessun equilibrio si sposta. Il sindaco non perde un minuto di sonno. Quello che nasce domani non è un fatto amministrativo: è un’operazione di posizionamento, e va valutata come tale.

Le ragioni dichiarate, e quelle non dette

Conte ha lasciato Fratelli d’Italia il 6 giugno, con parole nette: «differenze inconciliabili, mi sentivo un esule in patria». Ha denunciato di non essere mai stato coinvolto nelle scelte del partito, ha indicato nel gruppo dirigente locale di Silvio Giovine ed Elena Donazzan una macchina che privilegia l’appartenenza al confronto, e ha contestato la linea in consiglio: un’opposizione ripiegata sulla difesa dell’eredità della giunta precedente invece che sulla costruzione di un’alternativa. Cioè, in sostanza, una destra senza visione.

L’accusa è pesante. È anche comoda. Perché è quella che pronuncia sempre chi esce, e che il partito rimasto non può smentire senza dare ragione a chi se n’è andato.

Va detto il resto. Conte era vicepresidente del gruppo di FdI, non un militante di base tenuto fuori dalla porta. Nel 2023 fu candidato nella lista a sostegno di Rucco dopo aver messo in discussione pubblicamente la leadership di Rucco stesso. Un percorso di attrito lungo tre anni, che ha prodotto la rottura. Lui rivendica di aver lasciato un partito in salute elettorale anziché salire sul carro dei vincitori. È un argomento serio. Non è l’unico possibile.

Quanto a Danchielli, questo è il suo terzo indirizzo politico in due mandati: eletto nel 2018 con la civica di Francesco Rucco, rientrato in consiglio nel novembre 2025 sul seggio azzurro lasciato libero da Leonardo De Marzo, e domani fuori anche da Forza Italia. La mobilità, a Vicenza, non è una prerogativa di chi la denuncia.

Il contesto: un centrodestra che perde pezzi da mesi

Il caso non è isolato. Già a fine maggio le cronache locali registravano il malumore nel centrodestra berico, dall’addio del parlamentare Erik Pretto alla Lega fino al nome di Conte, dato in uscita con settimane di anticipo, in un quadro segnato dall’attrazione esercitata dal fenomeno Vannacci. Michele Dalla Negra è passato da Idea Vicenza a una civica e poi alla Lega. De Marzo aveva lasciato Idea Vicenza per Forza Italia prima di dimettersi dall’aula.

Cinque anni di transumanze. Alla fine dei quali l’opposizione a Possamai è più frammentata di quando ha perso le elezioni, e nessuno dei frammenti ha guadagnato un solo elettore in più.

I due, in breve

Giorgio Conte, ingegnere civile con studio a Vicenza, inizia la militanza nel Fronte della Gioventù e nel FUAN, è vicesindaco dal 1998 al 2002, coordinatore provinciale di Alleanza Nazionale dal 1999 al 2007, deputato per tre legislature dal 2001 al 2013. Eletto in consiglio nel 2023 con Fratelli d’Italia, lascia subito dopo la presidenza di Agsm Aim Smart Solutions, incarico che gli era stato assegnato dall’allora sindaco Rucco. Una carriera lunga, quasi interamente giocata dentro strutture di partito: la parola “indipendenti”, nel nome del nuovo gruppo, è la meno prevedibile del suo curriculum.

Ivan Danchielli, classe 1950, medico di medicina generale, attivo nel volontariato e nel mondo scout, consigliere dal 2018. Negli anni della giunta di centrodestra ottiene la delega all’arredo urbano e costruisce il proprio consenso sul decoro cittadino. Sull’identità non ha mai cercato mezze misure: nel 2020, nel dibattito sulla rimozione della clausola antifascista dal regolamento Cosap, un suo intervento gli valse la richiesta pubblica di chiarimenti da parte del Vicenza Pride. È un profilo che porta con sé un consenso personale reale e un perimetro di consenso altrettanto reale: fuori da quel perimetro, non si allarga.

L’obiettivo, che non è il sindaco

L’ipotesi che circola a Palazzo Trissino è che il gruppo serva a raccogliere i delusi del centrodestra locale — amministratori di quartiere senza referenti, ex candidati mai richiamati, militanti attratti dall’area vannacciana e non tesserati — per trasformarli, nel 2028, in una lista vera. Un gruppo consiliare dà una targa, un capogruppo, il diritto di parola nella conferenza dei capigruppo. Poco per governare, abbastanza per esistere sui giornali fino alle amministrative.

È una strategia legittima e già vista. Ha una debolezza evidente: a Vicenza le liste personali nate a metà legislatura hanno quasi sempre raccolto meno di quanto promettessero, e i loro fondatori si sono ritrovati a trattare con i partiti che avevano lasciato, da una posizione più debole di prima. La storia recente del consiglio comunale è piena di simboli durati una campagna elettorale.

C’è poi la questione che nessuno dei due potrà eludere domani mattina. Se Fratelli d’Italia fa un’opposizione senza visione, qual è la visione alternativa? Sulla città, non sul partito. Sul piano casa, sul destino delle partecipate, sulla sicurezza, sul bilancio. Finché la risposta resta la denuncia di un torto subito, Indipendenti di destra sarà un fatto di cronaca interna al centrodestra, non un’offerta politica per Vicenza.

Domani alle 11.30 sapremo quale delle due cose intende essere. E converrà ascoltare le risposte più delle premesse.

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