di Redazione · Febbraio 19, 2026
I veleni della politica sul referendum di marzo
C’è sempre un giorno dopo. E ogni giorno dopo, in questa campagna referendaria, ha la sua pena e la sua polemica.
Prima abbiamo assistito all’accostamento della riforma Nordio ai fatti di Minneapolis, come se tra un codice e una ginocchiata ci fosse continuità semantica. Poi è stata la volta delle caricature: i simpatizzanti del Sì — soprattutto se di origine calabrese — infilati nel cliché di mafiosi e massoni; le correnti della magistratura descritte come un sistema “para-mafioso”. Parole pesanti, buttate lì come chiodi sul selciato. E le due tifoserie, perché ormai di questo si tratta, hanno fatto il resto.
Adesso il campo di battaglia si è spostato su una richiesta che, a leggerla bene, è meno folkloristica e più insidiosa. L’ha avanzata il deputato di Forza Italia Enrico Costa. Non si limita a chiedere trasparenza sui finanziamenti privati al Comitato del No. Va oltre. Tocca un nervo processuale.
La domanda è semplice e insieme destabilizzante: se davanti a un giudice iscritto all’Associazione Nazionale Magistrati si presenta una causa che coinvolge come parte un finanziatore del Comitato del No, quel giudice deve astenersi?
Perché qui non si discute della legittimità dei finanziamenti — che è fuori discussione — ma dell’effetto domino che una disclosure totale potrebbe generare. Migliaia di richieste di ricusazione. Centinaia di processi appesi a un sospetto. Il dubbio, anche solo teorico, di una non perfetta equidistanza.
E il dubbio nasce leggendo lo Statuto del Comitato del No. Non un volantino, non una suggestione polemica. Lo Statuto. Il comitato ha sede legale presso l’Anm. È guidato da un consiglio in cui siede il presidente dell’Anm. Deve dare “attuazione alle direttive generali fissate dal Comitato direttivo centrale dell’Anm” e collaborare con le commissioni dell’Anm.
Un rapporto che definire organico non è un azzardo linguistico, ma una constatazione lessicale.
Eppure il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, continua a sostenere che il comitato sia “soggetto autonomo”. Autonomo, dice. Anche se lo Statuto, letto senza pregiudizi, sembra raccontare altro. È qui che la richiesta di Costa smette di essere una curiosità parlamentare e diventa una lente d’ingrandimento.
Perché, al di là delle tifoserie e delle metafore fuori scala, il punto è uno: l’Anm, con i suoi 9.200 iscritti, è entrata organicamente nella campagna referendaria? Se la risposta è sì, bisogna dirlo. Se la risposta è no, bisogna spiegarlo meglio.
Negare l’evidenza, in politica e nelle istituzioni, è sempre la scelta più comoda. Ma è anche quella che lascia più scorie.




