Dalla cyber security alla cyber salute: il Governo delega investe sul digitale dei dati sulle nostre cure

di Redazione · Novembre 11, 2024

In poco tempo, 12/24 mesi, avremmo alcuni centri digitali capaci di elaborare profili dettagliatissimi di ogni cittadino italiano, potendo anche segmentare e dunque commercializzare dati per singoli clienti come il sistema assicurativo o quello politico

Con una semplice ordinanza il governo ha disposto che le ricette sanitarie saranno trasmesse ai pazienti via web, con sistemi tipo whatsapp o sms.

La coincidenza con la vittoria di Trump e del suo principale sponsor, Elon Musk, ci porterebbe a pensare che siamo già nel nuovo regno delle piattaforme promosso e imposto dal Lord protettore del neo eletto presidente americano.

In realtà il provvedimento era in incubazione da tempo, e conferma una linea politica che la presidente del consiglio ha ratificato nel corso del suo ultimo viaggio americano, dove ha rassicurato i suoi veri alleati che non è più la Casa Bianca, ma direttamente i vertici dei grandi gruppi monopolistici della Silicon Valley.

La partita della connettività nazionale che dovrebbe essere integrata dalla compagnia StarLink del magnate sudafricano è solo una delle più evidenti.

Poi c’è la vicenda del cloud nazionale, ossia di quella nuvola digitale in cui la pubblica amministrazione dovrebbe conferire tutti i suoi dati, da quelli amministrativi a quelli sanitari o ancora indotti dalle strategie di sicurezza, che, per la verità in continuità con il governo Draghi, sta per essere consegnata a Google e Microsoft per interposta persona di Tim e Fastweb.

Ora arriva forse la scelta più sfacciata e compromettente. Con l’aria di liberare ogni cittadino dalla servitù della burocrazia, si annuncia che i medici di base potranno trasmettere ai loro pazienti le milioni e milioni di ricette con cui prescrivono esami e medicine via web, preferibilmente via whatsapp o sms.

Non ci vuole certo una guru del digitale per concludere che i nostri dati più intimi- come ci curiamo e dunque quali malattie abbiamo- saranno alla mercè, nel migliore dei casi, dei proprietari di quelle piattaforme, nel caso specifico facebook oppure i due operatori della telefonia mobile Google e Apple, nel caso di deviazioni le informazioni sanitarie della popolazione italiana finiranno sul mercato del big data, come sono finite le precedenti vendute negli anni scorsi per le prime campagne elettorali nominative.

Noi sappiamo oggi che la differenza nello sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale rispetto alle stagioni precedenti dell’informatica è costituita dalla disponibilità dei dati. Avere set di informazioni abbondanti e granulari, già impaginati per singoli soggetti, per classi sociali, per territori significa avere una straordinaria capacità di addestramento di sistemi automatici che nei prossimi anni saranno sempre più affini e integrati con i nostri comportamenti.

Il campo sanitario è quello decisivo che guida l’intero processo di metamorfosi socio tecnologico in corso. La sanità implica processi di automatizzazione delle procedure diagnostiche e terapeutiche che riorganizzeranno l’intero apparato medico. Ma la sanità è anche il terreno su cui-basta vedere quali siano i progetti gia messi in cantiere da Elon Musk sulle protesi neurologiche-si stanno incubando strategie di ricombinazione fisico psichica della struttura umana.

In questa prospettiva cosa implica una scelta quale quella che comporta la condivisione di una massa imponente di dati medici dell’intera popolazione umana, per altro già indicizzati per categorie e ambiti?

Significa che in poco tempo, 12/24 mesi, noi avremmo alcuni centri digitali capaci di elaborare profili dettagliatissimi di ogni cittadino italiano, potendo anche segmentare e dunque commercializzare dati per singoli clienti come il sistema assicurativo o quello politico.

Si tratta della rivoluzione più clamorosa nella relazione fra uno stato e i sistemi digitali: per la prima volta si rende sistematica la delega da parte di una pubblica amministrazione a poteri privati di competenze delicatissime nella gestione della cittadinanza digitale.

Appare di conseguenza davvero inspiegabile il silenzio delle opposizioni.

Come è possibile contrastare le norme sull’ordine pubblico, considerandole liberticide e invece ignorare una scelta che renderebbe l’intera comunità nazionale subalterna a poteri privati esterni su un terreno cosi delicato e sensibile quale la cura e la propria salute. Siamo nel pieno di una trasformazione dalla cyber security alla cyber salute in cui si delineano nuovi modelli di sovranità e comando in cui scomparirebbe ogni dialettica democratica.

Su questa transizione -da cybers ecurity a cyber salute- si dovrebbe ricalibrare una cultura politica capace di contestare un processo di privatizzazione non solo delle forme di assistenza, ma della stessa idea di malattia.

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