di Arrigo Abalti · Settembre 24, 2026
Il punto nascite di Valdagno chiuderà – o forse no: lo ha deciso il Ministero a giugno, ma la proroga incombe. La Regione chiede di tenerlo aperto fino al nuovo ospedale di Montecchio e promette di seguire le mamme anche a casa. La partita vera, adesso, è il tempo che resta
Duecentoquarantadue. Tanti sono i bambini nati nel 2025 all’ospedale di Valdagno. La soglia sotto la quale un punto nascita non dà più garanzie sufficienti è cinquecento, e il 3 giugno il Ministero ne ha tratto la conseguenza: il reparto chiude. La deroga chiesta dalla Regione è stata respinta. Ma la nebbia della Laguna potrebbe ancora riservare sorprese.
Tutto quello che è successo dopo, compreso il vertice di mercoledì a Palazzo Balbi, non riguarda più il se. Riguarda il quando e il come. Anche se chi pensa al sé ha alcune carte da giocare.
La Regione, soprattutto Alberto Stefani, che è entrato a gamba tesa nella questione superando le timidezze dell’assessore Gerosa e del suo DG Ruscitti, chiede a Roma una proroga: tenere aperto il San Lorenzo finché non funzionerà il nuovo ospedale di Montecchio Maggiore, tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028. E l’assessore promette che, «qualsiasi sarà l’esito», il percorso nella valle sarà potenziato, con personale che seguirà le donne incinte e le neomamme anche a domicilio. L’assessore tecnico ha imparato in fretta i trucchi retorico della politica.
C’è una parola che descrive bene questa fase, ed è travaglio. Non si può saltare e non si può accorciare a piacere. Si può soltanto accompagnare, e il modo in cui lo si accompagna decide come andrà a finire.
Qualcosa è già stato fatto dal DG Assembergs: il pediatra neonatologo ora c’è ventiquattro ore su ventiquattro, dove prima c’era per sei, e c’è un posto letto di terapia intensiva. I sindaci della valle, che pure continuano a chiedere di tenere aperto il reparto, la chiamano «una nota positiva».
Il paradosso è che la proroga, se arriverà, sarà una buona notizia solo a patto di non viverla come una vittoria. Due anni spesi a illudersi che il reparto resti sono due anni persi. Due anni usati per costruire quello che verrà dopo sono il potenziamento vero: ostetriche sul territorio, trasporti sicuri dalle contrade più lontane, una strada affidabile fino a Montecchio.
Perché a una valle si può chiedere di rinunciare al suo reparto, non di attraversare il travaglio da sola.


