di Arrigo Abalti · Aprile 11, 2026
La formazione del management sanitario territoriale è nata in provincia di Vicenza. Con il PNRR, c’è ancora tempo per riportarla al centro del dibattito nazionale
Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, ha annunciato l’innovazione. Trecentotrentadue middle manager sanitari formati nel Lazio. Cinque università. Lo Spallanzani. Agenas. Fondi PNRR. Applausi. Peccato che l’innovazione abbia già un indirizzo. Provincia di Vicenza. Montecchio Precalcino.
Chi conosce la sanità italiana lo sa. Chi siede ai tavoli romani lo sa. Non sempre lo dice. Il primo sistema organico di formazione del management sanitario territoriale in Italia l’ha costruito il Veneto. L’ha costruito Domenico Mantoan, quando era direttore generale della sanità regionale. Non un corso. Un ecosistema. Un metodo. Cultura amministrativa veneta: rigorosa, orientata ai risultati, allergica all’improvvisazione. Territorio come unità funzionale di cura, non come somma di presidi. Un’idea precisa di cosa significa governare la salute.
Quel metodo ha fatto scuola. Nel senso letterale. Marco Mattei, oggi capo di gabinetto del ministro Schillaci, ha frequentato a Montecchio Precalcino il Corso Interregionale di Formazione Manageriale per le Direzioni Generali delle Aziende Sanitarie — edizione Veneto. Ai sensi dell’art. 3 bis comma 4 del D.Lgs 502/92, per chi vuole i riferimenti. Un corso che forma chi guiderà il sistema sanitario nazionale. Non è un aneddoto. È una prova.
Il problema è che il Veneto ha smesso di saperlo.
Nel frattempo, il Lazio costruisce. Con risorse nazionali. Con fondi europei. Costruisce quello che il Veneto aveva già inventato. E il Veneto guarda. Soddisfatto di sé. Come sempre.
È la sindrome dell’autosufficienza orgogliosa. Virtù quando protegge. Limite quando isola. Il Veneto ha il vizio di fare le cose bene e poi nasconderle. Come se raccontarle fosse una mancanza di stile. Non lo è. È politica. E la politica si gioca anche così.
La finestra c’è. Non è spalancata. Non resterà aperta a lungo.
La sub-misura M6C2 del PNRR — quella del progetto Spallanzani — è ancora attiva. Agenas è l’organismo intermedio del Ministero. Le risorse esistono. Il quadro istituzionale è definito. Manca un soggetto regionale che si presenti a Roma non da allievo, ma da depositario. Non da chi impara, ma da chi sa già.
Il Veneto ha i numeri. Stabilmente tra le prime due regioni sui LEA. Il sistema pubblico-privato accreditato più integrato d’Italia. L’Università di Padova. E a Montecchio Precalcino una Fondazione Scuola di Sanità Pubblica che già oggi — con il DIGAS e il DISC — forma chi domani guiderà le aziende sanitarie di tutta Italia. Il suo attestato è prerequisito per l’iscrizione all’elenco nazionale degli idonei alla direzione generale. Non è una scuola regionale. È una scuola nazionale con sede in Veneto.
Ha tutto. Gli manca la decisione di dirlo ad alta voce.
La sanità ospedaliera è visibile. Emotivamente efficace. Politicamente consumata. La vera partita nei prossimi cinque anni si gioca altrove. Medicina di prossimità. Gestione delle cronicità. Tenuta del sistema davanti all’invecchiamento demografico del Nordest. Case di Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali: sulla carta la riforma più ambiziosa dai tempi della legge 833. Nella realtà, cattedrali nel deserto se non presidiate da manager capaci. Quei manager non nascono. Si formano. Con un metodo preciso.
Il Veneto quel metodo lo ha. La proposta è semplice: rilanciare Montecchio Precalcino come polo nazionale di formazione del management sanitario territoriale. In raccordo con Agenas. Con Padova. Non un centro regionale. Un centro nazionale a regia veneta. La differenza non è semantica. È la differenza tra un ufficio e una leadership.
Il Lazio ha fatto quello che poteva con quello che aveva. Bene così. Il Veneto ha di più. Ha la storia. Ha il metodo. Ha la struttura. Ha già formato chi oggi governa la sanità italiana.
Stefani ha la posizione politica, la tradizione regionale e la finestra istituzionale per trasformare tutto questo in una proposta nazionale. L’agenda è già scritta. Serve solo la decisione di firmarla.



