Indovina chi non viene a cena

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di Arrigo Abalti · Novembre 1, 2026

Il 7 novembre il centrodestra e Fratelli d’Italia chiamano le civiche a preparare le comunali 2028 a Vicenza. Futuro nazionale non è tra gli invitati. Alberto Filippi non ne fa un dramma: apparecchia un’altra tavola e guarda al divano

 

Chi apparecchia, a Vicenza?

Sembra una domanda da galateo. A un anno e mezzo dalle comunali è invece l’unica che conti. In politica, come a casa, chi stende la tovaglia decide anche quante sedie mettere, e soprattutto dove.

Il 7 novembre il centrodestra, con Fratelli d’Italia nel ruolo di padrone di casa, riunisce le civiche attorno a un tavolo per cominciare a ragionare del 2028. La politica ha fatto del tavolo un sostantivo astratto, ma resta un mobile, con un numero preciso di posti. E su quel mobile, per Futuro nazionale, il segnaposto non c’è.

Alberto Filippi la prende con una citazione d’alto rango. «Chi non è a tavola è nel menu», dice. È la frase con cui il premier canadese Mark Carney, a Davos lo scorso gennaio, invitava le medie potenze a fare fronte comune. «Noi non vorremmo essere nel menu. Se si vuole essere davvero inclusivi sarebbe stato più elegante invitare anche noi, ma non ne facciamo un dramma».

Elegante è la parola giusta, perché la faccenda è di galateo prima che di strategia. Si annuncia un tavolo inclusivo e intanto si compila la lista degli esclusi. Chi ha frequentato un pranzo di nozze sa che la disposizione dei posti dice degli sposi più di qualunque brindisi. Nel 1967 Indovina chi viene a cena metteva in scena l’imbarazzo per un ospite che nessuno aveva previsto. A Vicenza l’imbarazzo è rovesciato: l’ospite lo prevedevano tutti, e proprio per questo non l’hanno invitato.

Filippi, del resto, la cucina la conosce. Ex parlamentare della Lega, nel nuovo assetto di Futuro nazionale è vice coordinatore regionale con la delega all’amministrazione. Deve dare una struttura al partito di Vannacci in Veneto, con un occhio alla provincia, affidata al pirotecnico Joe Formaggio, e d- secondo nostre informazioni – due al capoluogo. Lì ha già spostato una sedia che tutti credevano inchiodata: al posto di Stefano Boschiero, dato per certo, a coordinare la città è stata scelta Cristina Zanini, avvocata e consigliera comunale a Monticello Conte Otto.

«Nessuna ostilità con il centrodestra», assicura. Se dal tavolo del 7 arriverà un invito, lo si valuterà. Intanto Futuro nazionale prepara la propria cena: un grande evento a fine novembre, per chiamare a raccolta le forze alternative al centrosinistra. E nella lista degli invitati Filippi mette anche chi non si siede più a nessuna tavola.

La chiama zona grigia: delusi dal centrodestra quanto dal centrosinistra, disabituati al voto, gente «che preferisce stare sul divano anziché scegliere da chi farsi rappresentare». Metà dell’elettorato, sostiene. A Vicenza i numeri gli danno ragione più di quanto convenga a chiunque. Al ballottaggio del 2023, vinto da Giacomo Possamai su Francesco Rucco per poco più di un punto, alle urne andò appena un elettore su due.

È lì, lontano dalla sala, che si gioca la partita vera. Due schieramenti si contendono il tavolo, mentre metà della città guarda altrove, sprofondata in un divano che non ha nessuna voglia di lasciare. E il divano non si conquista con un invito: chi ci sta seduto li ha già declinati tutti.

Dante, che di tavole altrui se ne intendeva, si fece predire da Cacciaguida che avrebbe provato come sa di sale lo pane altrui. Le civiche che il 7 siederanno alla tavola di Fratelli d’Italia ne sentiranno presto il gusto. Futuro nazionale ha scelto di cuocersi il proprio, e resta da vedere che cosa servirà.

Filippi giura che il suo partito è «molto diverso da come spesso viene raccontato» e porta Zanini come prova. Ma il racconto non è nato dal nulla: a giugno il Fatto Quotidiano, girando il Veneto vannacciano, ci aveva trovato «camerati» e busti del Duce. Una coordinatrice non basta a riscriverlo. Un menu, forse sì.

Perché alla fine conta chi apparecchia, ma conta di più chi si alza dal divano per venire a tavola. A Vicenza nessuno ha ancora trovato la ricetta. Il problema non è chi siede a tavola: è che metà della città ha smesso di avere fame.

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