Il colpo di Testa sulle Partecipate venete

di Arrigo Abalti · Novembre 17, 2024

La proposta di Federico Testa, presidente di AGSM AIM, di creare un polo unico delle partecipate pubbliche venete nel settore energetico, solleva riflessioni profonde sul futuro dei servizi pubblici nella regione. Pur rappresentando un tentativo di rafforzare la presenza veneta in un settore strategico, la proposta ci sembra provinciale, riduttiva, soprattutto se si considera l’importanza di tutti i servizi essenziali gestiti dalle partecipate, come acqua, rifiuti e trasporti. Questi ultimi, centrali per la qualità della vita e per il benessere delle comunità, restano esclusi da una visione che dovrebbe essere più ampia e integrata. A maggior ragione se si considerano gli utili impressionanti del settore dell’energia.

Bisognerebbe ricordarsi che i servizi pubblici esistono per rispondere ai bisogni della comunità e devono operare nell’interesse dei loro veri proprietari: i cittadini. Limitare il progetto al solo settore energetico, come se si trattasse di una pura operazione di business slegata dal principio dell’utilità pubblica, rischia di tradire questa missione, privando i cittadini di un modello più efficace di gestione dei beni comuni. In altre parole, quegli utili dovrebbero compensare le perdite croniche di altri settori, mantenere bassi i costi a carico dei cittadini e delle imprese, oltre a migliorarne la qualità, che in molti casi – i rifiuti ad esempio – sono i davvero scadenti.

L’energia è senza dubbio un elemento fondamentale, ma perché non estendere questa iniziativa a tutto il sistema dei servizi pubblici? Un polo integrato potrebbe garantire non solo maggiore efficienza e trasparenza, ma anche una pianificazione a lungo termine che tenga conto delle sfide ambientali, sociali ed economiche che il Veneto si trova ad affrontare.

Un territorio vulnerabile alle influenze esterne

Un altro tema critico è la crescente presenza di operatori esterni nelle partecipate pubbliche venete. Non è sufficiente limitarsi a considerare il ruolo di giganti nazionali come Enel; il vero problema è l’ingresso sempre più marcato di colossi regionali lombardi ed emiliani, che stanno acquisendo spazi significativi nel panorama veneto. In alcuni casi lo hanno già fatto con la leggerezza, o complicità di amministratori locali che non hanno avuto la visione di generare alleanze venete ma hanno preferito andare a letto col nemico. Questi attori, spesso meglio organizzati e dotati di risorse superiori, stanno gradualmente erodendo l’autonomia decisionale delle partecipate venete, soprattutto nei settori dei rifiuti e dell’acqua. Questo fenomeno rappresenta una minaccia per il controllo locale di servizi essenziali, che rischiano di rispondere a logiche esterne piuttosto che agli interessi della comunità regionale.

La presenza di Hera in alcune aree del Veneto, come il Padovano e il Trevigiano, ne è un esempio emblematico. Questa situazione evidenzia come, senza una strategia più ambiziosa e integrata, il territorio veneto rischi di perdere progressivamente il controllo sui suoi beni pubblici. In questo contesto, l’idea di creare un polo esclusivamente energetico appare insufficiente, se non addirittura miope, rispetto alla necessità di costruire un sistema regionale capace di tutelare tutti i settori strategici.

Un servizio pubblico al servizio dei cittadini

La frammentazione attuale delle partecipate pubbliche rappresenta un ostacolo alla creazione di un modello davvero efficiente. Un polo integrato, che includa energia, acqua, rifiuti e trasporti, consentirebbe di ottimizzare risorse, ridurre costi e aumentare l’efficienza, garantendo al tempo stesso che le decisioni strategiche rimangano ancorate agli interessi locali. Inoltre, la creazione di un sistema integrato permetterebbe di affrontare in modo coordinato sfide come la transizione ecologica, la digitalizzazione e la sostenibilità, che richiedono una visione unitaria e una pianificazione di lungo termine.

Ma c’è di più: un modello integrato rafforzerebbe il ruolo dei cittadini nella gestione dei beni pubblici. In un’epoca in cui la fiducia nelle istituzioni è spesso messa in discussione, dare alle comunità locali un ruolo più attivo nella gestione delle risorse comuni potrebbe rappresentare un passo avanti verso un servizio pubblico realmente partecipato e condiviso. Questo significherebbe, per esempio, garantire una maggiore trasparenza nei processi decisionali, rendere più accessibili i dati relativi alla gestione e permettere alle comunità di contribuire alla definizione delle priorità strategiche.

Un’occasione da non perdere

La proposta di Testa, pur valida nelle intenzioni, sembra mancare della visione necessaria per affrontare le sfide del futuro. In sostanza manca un pezzo importante e l’obiettivo più ampio del mettere insieme il sistema delle pubbliche della nostra regione. È necessario pensare a un progetto più ampio e inclusivo, che metta al centro i cittadini e il loro diritto a servizi pubblici di qualità, efficienti e sostenibili. Non basta consolidare l’offerta energetica: è urgente costruire un sistema integrato che protegga i beni comuni dall’ingresso di attori esterni e garantisca che le decisioni strategiche rimangano nelle mani di chi vive il territorio.

Solo in questo modo si potrà davvero trasformare il sistema delle partecipate venete in un modello innovativo, capace di rispondere alle esigenze del presente e di prepararsi alle sfide del futuro. Un sistema in grado di reggere la sfida con i big emiliani, lombardi o piemontesi. Un modello che metta al primo posto non il profitto o la competizione, ma il benessere delle comunità, valorizzando i cittadini come i veri proprietari e destinatari dei servizi pubblici.

Ora i due azionisti di AGSM AIM, Giacomo Possamai e Damiano Tommasi, hanno un’occasione per mettere la testa in una strategia di medio lungo periodo, e magari migliorare le cose e realizzare un modello veneto che non esiste da tempo dopo che abbiamo perso le banche e le fiere per la leggerezza della politica del passato. Se non lo faranno resterà solo un colpo di….Testa.

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