di Redazione · Agosto 23, 2026
Le vetrine sono illuminate ma le saracinesche sono giù. A tenere aperto la sera sono tre locali di ristorazione e una libreria, la Giunti, che ha portato in centro l’apertura fino alle 23 dal venerdì alla domenica. Il consigliere Dal Pra Caputo (Pd) chiede di ripensare gli orari della città; Confcommercio giudica la proposta prematura
Chi passa per corso Palladio dopo le otto e mezza di sera trova la strada illuminata. Ma le luci accese sono quelle delle vetrine, non dei negozi: le saracinesche, in gran parte, sono già abbassate. È il conto che fa oggi la stampa percorrendo l’arteria principale del centro storico, e il numero che ne esce è quattro.
Chi tiene la saracinesca alzata
Alla sera restano operative la pizzeria Vesuvio, il Ceppo e Veneto’s Osteria. A queste si aggiunge un’insegna che con la ristorazione non c’entra: la libreria Giunti, che ha deciso di portare a Vicenza una pratica diffusa in molti centri storici italiani, l’apertura serale fino alle 23 dal venerdì alla domenica. È l’unico esperimento in corso, ed è l’unico dato di realtà su cui la discussione può appoggiarsi: qualcuno ha provato ad aprire.
La proposta arriva dal consiglio comunale
A rilanciare la questione è il consigliere Stefano Dal Pra Caputo (Pd), che allarga il ragionamento dagli orari dei singoli negozi a quelli della città. «Credo sia arrivato il momento di aprire una riflessione più generale sugli orari della città, anche alla luce di estati sempre più calde», afferma. E indica una direzione precisa: «Nei mesi più torridi possiamo chiederci se abbia ancora senso, ad esempio, aprire i negozi alle 15.30 e chiudere alle 19.30, oppure se sia possibile spostare più avanti gli orari, come avviene in altri Paesi dal clima più caldo». Silenzio, per ora, dalla maggioranza e dall’opposizione. Un classico.
I commercianti frenano
Dalle categorie la risposta è tiepida. Nicola Piccolo, presidente di Confcommercio Vicenza, considera la proposta prematura. Da Anna Jannò, presidente dell’associazione vetrine del centro storico, arriva l’obiezione più concreta: per organizzare turni serali servirebbe una maggiore disponibilità di personale, e trovare commessi oggi non è semplice. È un’obiezione di bilancio prima che di principio. Tenere aperto due ore in più significa una persona in più a busta paga, a fronte di un incasso che nessuno può garantire in anticipo. Ed è anche il motivo per cui, storicamente, questi esperimenti reggono solo se li fa un numero sufficiente di esercizi insieme: chi apre da solo in una via chiusa non incassa.
Nel frattempo le ferie si sono spalmate su tutta l’estate
Sullo sfondo c’è un cambiamento che riguarda tutto il Nordest. Paolo Bellotto, amministratore delegato per il Triveneto dell’agenzia Maw, spiega che l’immagine dell’Italia ferma nelle due settimane centrali di agosto non corrisponde più alla realtà: le ferie oggi sono distribuite lungo tutta la stagione, e le imprese restano aperte. La ricerca «Hr & Payroll Pulse 2026» di SD Worx, aggiunge che in Italia solo il 44,5 per cento dei dipendenti riesce effettivamente a usare le ferie maturate in un anno, e che il 44 per cento non si sente pienamente libero di prenderle. Il tempo libero, insomma, si è ridistribuito lungo l’anno e lungo la giornata. Gli orari commerciali del centro, invece, sono rimasti quelli.
Il banco di prova arriva presto: il ViOff è in calendario dal 4 al 6 settembre in concomitanza con VicenzaOro, la Notte Bianca dal 18 al 20. Sono le sere in cui il centro dimostra ogni anno di sapersi riempire. La domanda che il dibattito di questi giorni pone è che cosa succeda nelle altre trecento. Ma se l’idea di Dal Pra Caputo casca nel vuoto, il centro si condanna ai sofismi della politica e alle preoccupazioni degli operatori. Forse una fase sperimentale dove Comune e commercianti stringono un’alleanza per fare un passo avanti aiuterebbe.




