di Arrigo Abalti · Maggio 8, 2025
“Un governo diventa fragile quando mente al popolo, non quando gli dice la verità” – Niccolò Machiavelli
Si preannuncia una fase di alta tensione nei rapporti tra governo e Regioni sul fronte sanitario. Fonti vicine al ministero della Salute riferiscono che Orazio Schillaci ha deciso di affrontare con determinazione il nodo delle liste d’attesa, consapevole che rappresenta uno dei punti più critici per i cittadini italiani.
Durante l’intervento a “L’aria che tira” su La7, il ministro ha tracciato una linea che segna un cambio di passo: “Rivendico per il Governo e per lo Stato la possibilità di intervenire laddove ci sono delle necessità”. Una dichiarazione che, nell’equilibrato linguaggio istituzionale, costituisce un’implicita critica alla gestione di alcune amministrazioni regionali.
Il messaggio inviato ai governatori è chiaro: la competenza regionale in materia sanitaria, in vigore da 24 anni, non può trasformarsi in un alibi per giustificare inefficienze croniche. E il riferimento ai “manager nominati dalle Regioni, quindi dalla politica” suona come un’indicazione precisa sulle responsabilità gestionali.
In questo scenario, la reazione del presidente veneto Luca Zaia non si è fatta attendere. Le sue dichiarazioni contro l’eventuale nomina di commissari hanno innescato una polemica che potrebbe ampliarsi nelle prossime settimane. Fonti interne alla Regione Veneto sostengono che il modello sanitario veneto sia un’eccellenza, ma i dati raccontano una realtà più complessa.
I 450 milioni di avanzo nella gestione sanitaria regionale sollevano interrogativi sulla programmazione della spesa, mentre cresce il fenomeno della mobilità passiva: cittadini veneti che, stanchi delle attese, si spostano in altre regioni per curarsi. Un fenomeno che i tecnici del ministero stanno analizzando con attenzione.
Altro tema delicato è quello che in ambito ministeriale viene definito “galleggiamento”: pazienti che non compaiono nelle liste ufficiali d’attesa ma rimangono in una sorta di limbo, in attesa di una chiamata. Una prassi che altera la percezione reale dei tempi d’attesa.
La scelta del ministro di incontrare individualmente i presidenti delle Regioni prelude a confronti che si preannunciano serrati. In questo contesto, Schillaci ha voluto sottolineare come alcune regioni – Lazio, Liguria, Marche, Toscana e Piemonte – abbiano già ottenuto risultati apprezzabili. Un modo diplomatico per isolare chi ancora resiste al cambiamento.
La nomina di dirigenti sanitari già in pensione, con relativi compensi aggiuntivi, è un’altra prassi che il ministero intende analizzare. Fonti qualificate sottolineano come questa pratica sollevi interrogativi sulla valorizzazione di nuove professionalità in ambito sanitario.
La strategia del ministro appare chiara: spingere sull’acceleratore delle riforme senza alimentare uno scontro frontale. “È un gioco di squadra, non c’è contrapposizione”, ha precisato Schillaci, mantenendo aperto il dialogo ma rivendicando “la possibilità e la capacità di verificare, controllare e intervenire laddove ci sono dei problemi”.
Le prossime settimane saranno decisive per comprendere se questo approccio produrrà i risultati sperati o se si aprirà una fase di conflitto istituzionale. Nel frattempo, i cittadini continuano ad attendere.



