Il sindaco masterchef

di Arrigo Abalti · Marzo 12, 2026

Una settimana FdI, una settimana FI, presto la Lega. Masiero non raccoglie alleati: li serve, uno alla volta, come portate di un pranzo che sa già come finisce. O forse no

 

C’è un’arte antica, in politica, che si chiama dosaggio. Non è democrazia, non è coalizione: è cucina. Alta cucina, per essere precisi. Quella in cui il menu non si legge, si scopre. In cui ogni portata arriva quando il cuoco decide, non quando il commensale ha fame. Riccardo Masiero, candidato sindaco di Arzignano, la pratica con la precisione di uno chef che conosce i tempi del forno, le reazioni degli ingredienti, il momento esatto in cui la carne va tolta dal fuoco. Una settimana Fratelli d’Italia. Una settimana Forza Italia. Presto — i rumors sono concordi, le antenne del Nordest captano forte e chiaro — toccherà alla Lega. Non perché Masiero ne abbia bisogno in senso tecnico, aritmetico, da manuale di scienza politica. Ma perché  ha deciso che il centrodestra debba arrivare così: a rate, con cadenza, con effetto. Come una serie televisiva che rilascia un episodio alla settimana per tenere alta l’attenzione e far parlare di sé anche nei giorni in cui non accade nulla.
È una strategia antica quanto la politica stessa, ma raramente eseguita con questa flemma. Di solito i candidati corrono verso le alleanze come chi ha perso il treno e vede ancora il convoglio in stazione: affannati, sudati, vagamente ridicoli. Masiero no. Masiero aspetta sul binario, con la valigia già in mano, e lascia che siano gli altri a salire per primi. Il risultato è che ogni endorsement sembra una notizia, ogni stretta di mano un evento, ogni comunicato stampa una rivelazione. In una campagna elettorale dove di solito si annuncia tutto insieme e non si ricorda niente, lui annuncia poco alla volta e resta impresso.

«Se non sei nel tavolo, sei nel menù». Raramente le battute fulminanti sono opera della mente di chi le pronuncia. Dal memorabile discorso del premier canadese Mark Carney sullo spirito dei tempi e l’arroganza di Donald Trump c’è da prendere appunti e declinare nella città del Grifo. La frase è diventata universale perché fotografa una verità che vale da Ottawa ad Arzignano: in politica non esistono spettatori innocenti. O decidi tu il menu, o finisci nel piatto. Masiero lo sa. E il modo in cui sta costruendo la sua coalizione — un pezzo alla volta, con la calma di chi non ha fretta perché ha già deciso l’ordine delle portate — suggerisce che al tavolo ci sia lui, e che altri stiano ancora aspettando di essere fatti accomodare.

Pierantonio Zanettin, coordinatore vicentino di Forza Italia, ha recitato la sua parte con mestiere consumato. Ha parlato di ambiente, anziani e cultura. Tre parole che nella storia della Repubblica italiana — Prima, Seconda e anche la Terza — hanno garantito consenso trasversale e impegni sapientemente elastici. Sono temi che Alcide De Gasperi avrebbe riconosciuto, che Craxi avrebbe fatto suoi, che Berlusconi ha declinato in almeno quattrocento varianti senza mai annoiare davvero. Funzionano perché sono veri — gli anziani esistono, l’ambiente esiste, la cultura esiste — ma abbastanza ampi da contenere qualsiasi cosa e il suo contrario.

Il punto, però, non è il programma.

Il programma verrà dopo, se verrà. Il punto, adesso, sono le liste. Chi porta i voti. Chi occupa i posti. Chi siede accanto a Masiero nel simbolo e chi resta fuori. Quello è il vero testo della commedia. Quello che Zanettin ha letto in pubblico è solo il titolo.

La Lega, nel frattempo, tace. Ma il silenzio leghista, come ogni silenzio politico che si rispetti, non è vuoto: è calcolo. È Godot con la felpa verde. È quella figura che nella narrativa del centrodestra veneto appare sempre — sempre — ma con i propri tempi, le proprie condizioni, la propria liturgia dell’indispensabilità. I rumors danno il Carroccio in arrivo sul dossier Arzignano. Naturalmente in ritardo. Naturalmente convinto di essere decisivo. È la sua forma di puntualità: arriva dopo, ma arriva quando conta. O almeno così racconta a se stesso.
La torta, dunque, è quasi completa. Manca solo l’ultima fetta. Quella verde, un po’ più grassa delle altre, che arriva sempre per ultima e pretende sempre di essere la più importante.
O forse no. Perché in fondo la domanda vera — quella che ad Arzignano circola sottovoce nei bar, nei corridoi, tra chi conosce Masiero davvero e non solo dai comunicati stampa — è un’altra, e vale la pena farla senza infingimenti: siamo davvero sicuri che Masiero voglia anche la Lega? O il silenzio del Carroccio non è solo tattica loro, ma anche un po’ sua? Perché un candidato che ha costruito la propria identità sull’apertura civica, sul coinvolgimento delle forze produttive, sul recupero di quella classe dirigente locale che la politica di partito aveva progressivamente emarginato, potrebbe avere tutto l’interesse a tenere la Lega in sala d’attesa ancora un po’. Non necessariamente per escluderla. Ma per ricordarle — e ricordare a tutti — chi comanda il menu.
Lo chef, appunto. Non i commensali.​​​​​​​​​​​​​​​​

 

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]