di Redazione · Giugno 19, 2025
All’Italian Leather Research Summit, nuove suggestioni per il futuro del sistema industriale della concia
C’è stato un momento, durante l’Italian Leather Research Summit tenutosi a Napoli il 13 giugno, in cui è parso evidente che il baricentro dell’industria conciaria italiana stesse cambiando asse. Non in termini geografici – perché il distretto di Arzignano resta il cuore pulsante della filiera – ma in termini politici e strategici. È accaduto quando Mirko Balsemin, presidente della sezione Concia di Confindustria Vicenza, ha preso la parola, e nel suo intervento ha impresso alla giornata una direzione chiara: o la politica industriale europea si ancora alla realtà produttiva, oppure il sistema salta.
Napoli laboratorio d’Italia
L’evento, organizzato dalla Stazione Sperimentale per l’Industria delle Pelli (SSIP) in collaborazione con la Fondazione MICS, si è svolto nella Biblioteca storica della Federico II, ma è stato tutt’altro che una cerimonia accademica. È stata una giornata di confronto serrato tra chi la pelle la studia nei laboratori e chi la lavora nelle fabbriche, tra chi progetta molecole intelligenti e chi ogni giorno si confronta con mercati, burocrazie e normative sempre più schizofreniche.
In questo scenario, il distretto di Arzignano è stato protagonista, con la sua capacità di incarnare sia la tradizione manifatturiera che la spinta verso l’innovazione. E non a caso, è proprio dalla SSIP di Pozzuoli che stanno arrivando le prime risposte concrete: materiali avanzati con proprietà autopulenti, antimicrobiche, waterproof, antiossidanti, antifiamma. Il tutto sviluppato anche grazie all’intelligenza artificiale e al riutilizzo degli scarti agroalimentari e tessili. È la dimostrazione che sostenibilità e tecnologia possono coesistere, ma serve una filiera capace di recepirle. E quella filiera, oggi, ha un nome e un cognome: Arzignano, Veneto.
Il patto che parte dal basso
La proposta avanzata a Napoli non è di quelle effimere: un patto strutturato tra ricerca, industria e istituzioni, che permetta al settore di avere voce, peso e visione. Il direttore generale della SSIP, Edoardo Imperiale, è stato netto: “La concia ha un futuro solo se la ricerca diventa un asset quotidiano. La sostenibilità non è uno slogan, è un metodo”. È il superamento dell’approccio emergenziale che per anni ha segnato le politiche industriali italiane.
Ma è Balsemin a calare l’ancora della realtà: “Ben venga la sostenibilità, ma non a discapito della competitività. Le norme europee non possono trasformarsi in un’arma contro le nostre imprese. Il rischio è che si premi chi produce all’estero senza gli stessi vincoli, penalizzando chi innova in Italia con trasparenza e qualità”.
Parole che hanno fatto breccia. Perché dette da chi rappresenta il più avanzato sistema conciario europeo, capace di occupare oltre il 50% della produzione nazionale del settore e che ogni giorno sperimenta la distanza tra le grandi narrazioni verdi e i cantieri delle pelli.
Da Arzignano a Osaka
Il summit si è chiuso con la presentazione del numero celebrativo di CPMC – Cuoio Pelli Materie Concianti, dedicato ai 140 anni della SSIP e al passaggio dal “Made in Italy” al “Will Make in Italy”: una visione che guarda al futuro del Paese industriale.
E se è vero che da Napoli è partita la proposta di un patto di filiera, è altrettanto vero che sarà Arzignano a testarne la tenuta, già nei prossimi mesi, quando la concia italiana dovrà presentarsi compatta anche a Osaka, all’Expo, come ricordato dall’assessore campana alla ricerca Valeria Fascione.
Intanto, da Pozzuoli a Vicenza, la parola d’ordine resta una: rete. Ma serve che la politica torni a fare la politica. Perché se la pelle italiana è ancora il fiore all’occhiello del manifatturiero, lo deve a distretti come quello vicentino. Che oggi chiedono non assistenza, ma ascolto, visione, e scelte coraggiose.




