La mancia elettorale

di Arrigo Abalti · Settembre 5, 2025

Un provvedimento che sarebbe piaciuto a Cetto Laqualunque

 

Cinquantadue milioni all’anno. È il numero che l’assessora Lanzarin ripete come un rosario, lo snocciola nei comunicati, lo mostra nei grafici con la sicurezza di chi crede di aver trovato la cura. Ma la realtà è più semplice e più crudele: cinquantadue milioni non cambiano nulla. Non accorciano le liste d’attesa, non riempiono i reparti vuoti, non trattengono i medici che fuggono. Sono una mancia, presentata come riforma. Una marchetta di fine legislatura, cucita su misura per la campagna elettorale.

Il problema non è solo la misura, è l’assenza di strategia. Non c’è un piano, non ci sono obiettivi, non esiste una programmazione. È Laqualunque dell’amministrazione della salute: un provvedimento qua, un bonus là, un annuncio da sbandierare quando serve. Intanto le liste d’attesa crescono, il personale è sempre meno, e chi può permetterselo paga di tasca propria per saltare la coda. È un sistema che vive di maquillage e comunicati stampa, non di pianificazione e riforme.

Eppure la Lanzarin continua a raccontarsi come un modello. LEA sopra la media, ospedali di eccellenza, grafici colorati da mostrare in consiglio regionale. Ma dietro la vetrina si consuma la verità che i cittadini conoscono bene: i tempi si allungano, i pronto soccorso scoppiano, i medici e gli infermieri vanno via. Viene raccontata la superficie e ignorata la profondità, perché ammettere il fallimento significherebbe rinunciare alla narrazione del Veneto come terra d’eccellenza.

In questa recita si consuma anche l’assenza più grave: quella verso il personale delle RSA, dei centri diurni, dei servizi per la disabilità. OSS, infermieri, educatori che lavorano con stipendi bassi e turni infiniti, reggendo sulle proprie spalle il peso degli anziani fragili e dei disabili. Per loro non c’è niente: non un euro, non una riga nei provvedimenti, non un cenno di riconoscimento. Invisibili, dimenticati, ultimi. Persino esclusi dalla marchetta elettorale. Nemmeno un grazie.

Questa politica sceglie sempre la vetrina. Preferisce annunciare cifre che non cambiano nulla piuttosto che affrontare i nodi strutturali: personale, programmazione, sostenibilità. Così il sistema continua a scricchiolare, e i cittadini si accorgono che la distanza tra gli annunci e la realtà diventa ogni giorno più grande. Cinquantadue milioni non comprano voti, non comprano cure, non restituiscono dignità a chi lavora nelle retrovie del welfare. Servono solo a certificare una sconfitta.

La sanità veneta non ha più un piano: ha solo la ricevuta della mancia.

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