di Redazione · Luglio 1, 2025
Dai gettonisti ai medici liberi professionisti per non cambiare nulla
Se qualcuno volesse scrivere un manuale su come trasformare un problema in un problema identico cambiandogli solo il nome, dovrebbe studiare l’intervista che l’assessore Lanzarin ha rilasciato oggi al Mattino di Padova. Perché quello che ci viene proposto come la grande soluzione per il post-cooperative è un capolavoro di illusionismo politico che farebbe invidia al miglior prestigiatore.
La ricetta è semplice quanto geniale: si chiude la discutibile stagione dei gettonisti delle cooperative per aprire quella, evidentemente più nobile, dei “gettonisti in libera professione”. È come cambiare l’etichetta a una bottiglia di vino scaduto e spacciarlo per una riserva pregiata. Il contenuto rimane lo stesso, ma il packaging è più accattivante.
Il decreto Schillaci voleva mettere fine alla giungla dei mercenari della sanità, e la Lanzarin risponde inventandosi un altro esercito di mercenari, questa volta battezzati “liberi professionisti”. Insomma si passa dai Lanzichenecchi alla Divisione Wagner. È la versione sanitaria del Gattopardo: cambiare tutto perché nulla cambi. E il bello è che lo fa con la sicumera di chi ha scoperto l’America, ignorando bellamente che la soluzione era già scritta nelle norme: una gara pubblica, come previsto dalla legislazione vigente.
Ma le domande scomode iniziano subito: con quali criteri verranno scelti questi benedetti liberi professionisti? Chi deciderà chi è abbastanza bravo da meritarsi la chiamata? Quali garanzie ci saranno per il servizio pubblico? E soprattutto: che differenza c’è tra un medico che lavorava per una cooperativa e lo stesso medico che ora lavorerà come libero professionista? Forse il camice diventa più bianco?
La verità è che stiamo assistendo al passaggio dalla discrezionalità delle cooperative a quella, infinitamente più pericolosa, della politica. Perché almeno le cooperative avevano dei contratti, delle procedure, una qualche forma di controllo. I liberi professionisti scelti dalla Regione su che base verranno valutati? Sul curriculum o sulle simpatie personali? Sulla competenza o sulla disponibilità ad accettare condizioni impossibili?
E poi c’è il profilo di questi “salvatori della patria”: liberi professionisti che spesso significa medici già mezzi in pensione, con altri lavori in corso, disponibili a fare qualche turno extra per arrotondare. È questo il futuro della sanità veneta? Passare dall’esercito costosissimo dei mercenari delle cooperative a quello, altrettanto costoso, dei pensionati part-time?
Il paradosso è che la soluzione vera era lì, sotto gli occhi di tutti. La sanità privata accreditata esiste, ha titoli, competenze, affidabilità testata da decenni. Bastava una gara pubblica, criteri trasparenti, controlli rigorosi. Come si fa ovunque quando si tratta di servizi pubblici che il pubblico non riesce a garantire da solo. Come si fa per le mense scolastiche, per i trasporti, per mille altri servizi. Come, soprattutto, prevedono le norme in materia.
D’altronde il presidente dell’Anac Giuseppe Busia – tutt’altro che anacronistico, anzi fin troppo preciso nel leggere bilanci e controllare come vengono spesi i soldi pubblici – aveva già posto nero su bianco nella sua relazione le criticità del sistema dei gettonisti. Ma il “lodo Lanzarin” ha preferito la strada dell’aggiramento semantico: quello che vedremo sarà solo un rinvio della resa dei conti. La prossima relazione dell’Anac non parlerà più delle criticità delle cooperative ma di quelle dei medici in libera professione. Stesse opacità, stessi sprechi, stesso nome diverso.
Ma no, troppo semplice. Troppo trasparente. Troppo verificabile. Meglio l’artigianato della scelta discrezionale, il fai-da-te dell’emergenza permanente, la creatività dell’improvvisazione. È la sindrome di chi preferisce navigare a vista piuttosto che usare una bussola, di chi scambia l’approssimazione per flessibilità e la confusione per dinamismo.
C’è un elefante nella stanza che si chiama “sistema sanitario in confusione”, e la Lanzarin risponde inventandosi i liberi professionisti. È come avere un incendio in casa e chiamare un imbianchino invece dei pompieri. Tecnicamente è sempre un professionista, no?
Il risultato sarà che dal 1° agosto i cittadini veneti avranno la stessa sanità emergenziale di prima – precaria, costosa, inefficiente – ma con un nome nuovo. E l’assessore potrà dire di aver risolto il problema. Almeno sulla carta. Perché nella realtà, quella dei pronto soccorso in tilt e delle liste d’attesa infinite, sarà sempre la stessa musica. Ma con un’etichetta diversa.




