di Arrigo Abalti · Giugno 14, 2025
Ci sono momenti in cui le istituzioni dimostrano di saper guardare oltre il proprio recinto. Momenti in cui la politica esce dai rituali e si confronta con la realtà, quella vera, quella che fa male. Il Consiglio regionale del Veneto ha fatto una scelta coraggiosa: nascerà l’Osservatorio contro la violenza sulle donne. Non l’ennesimo tavolo di discussione, non un altro comitato. Un vero strumento operativo per “educare all’affettività dall’asilo”. In una stagione in cui l’affettività è molto dichiarata ma sempre meno praticata.
L’iniziativa porta la firma del presidente onorario Roberto Ciambetti e ha trovato nel papà di Giulia, Gino Cecchettin, il simbolo più alto di questa battaglia. Ma c’è un nome che merita particolare attenzione: quello di Milena Cecchetto, consigliera regionale che di questa proposta è stata l’anima politica e operativa. Non è un caso che sia stata lei a prendere l’iniziativa. Milena Cecchetto sa cosa significa combattere per i diritti delle donne, sa cosa vuol dire non arrendersi di fronte alle difficoltà. La sua storia politica parla chiaro: sempre in prima linea quando si tratta di dare voce a chi voce non ha.
“Non è accettabile che una donna, vittima di violenza, riesca ad avere il coraggio di fare il primo passo e chiedere aiuto e che poi si senta abbandonata”, ha detto durante la presentazione. Parole che pesano, perché nascono dall’esperienza diretta, dal contatto quotidiano con storie di dolore che troppo spesso finiscono nel silenzio delle cronache.
L’Osservatorio non sarà un’operazione di facciata. La presenza di Gino Cecchettin garantisce quella credibilità morale che spesso manca alle iniziative istituzionali. Ma è il progetto nel suo complesso a convincere: partire dall’educazione all’affettività già dall’asilo significa investire su un cambiamento culturale profondo. Significa riconoscere che la violenza sulle donne non è un’emergenza da gestire, ma un problema strutturale da sradicare.
La Fondazione creata con la partecipazione del gruppo di esperti guidato da Cecchetto rappresenta un modello nuovo di collaborazione tra istituzioni, società civile e mondo accademico. Non più iniziative calate dall’alto, ma un lavoro di squadra che coinvolge chi ogni giorno affronta questo dramma sulla propria pelle.
Certo, le buone intenzioni da sole non bastano. L’Osservatorio dovrà dimostrare di saper produrre risultati concreti, di riuscire a coordinare davvero gli interventi, di non limitarsi a raccogliere dati ma di trasformarli in azioni efficaci. Il rischio è sempre quello di creare l’ennesima struttura che produce carta invece che cambiamenti.
Ma questa volta c’è qualcosa di diverso. C’è la determinazione di chi ha fatto della lotta alla violenza di genere una missione personale. C’è il coraggio di chi, come Milena Cecchetto, non si accontenta degli annunci ma vuole vedere i fatti. C’è la credibilità di chi, come Gino Cecchettin, ha trasformato il proprio dolore in impegno civile. E, per una volta, è una scelta che unisce anziché dividere, dove la destra e la sinistra si impegnano insieme a fare una battaglia di civiltà e la presenza di Vanessa Camani, capogruppo del PD, mette il sigillo definitivo.
Come scriveva Primo Levi, “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Conoscere per prevenire, conoscere per educare, conoscere per non voltarsi dall’altra parte quando una donna chiede aiuto. L’Osservatorio regionale contro la violenza sulle donne nasce proprio da questa necessità: trasformare la conoscenza in azione, la consapevolezza in cambiamento.
Ora tocca alle istituzioni dimostrare che non si tratta dell’ennesima promessa destinata a rimanere sulla carta. Le donne del Veneto se lo meritano. Giulia se lo meritava.



