MASSIMO MERIDIO

di Arrigo Abalti · Giugno 9, 2026

Il gladiatore (in due) che Fratelli d’Italia manda nel deep state della Regione

 

«Il mio nome è Massimo Meridio, comandante di Veneto Acque, generale delle legioni di Veneto Sviluppo.» Bastava sommare i due nomi usciti oggi dal Consiglio regionale — Massimo Giorgetti e Gerardo Meridio — per ritrovarsi tra le mani il più celebre eroe del cinema in toga. Il caso, in politica, ha sempre un certo gusto per la sceneggiatura. Ma dietro la battuta c’è una notizia seria, e va detta senza pruderie: con queste due caselle Fratelli d’Italia non incassa un premio di consolazione. Investe esperienza e competenza in due ruoli chiave di quello che, con una formula presa a prestito, si potrebbe chiamare il deep state del Veneto.

Perché le finanziarie e le società in house non sono poltrone cerimoniali: sono le casematte del potere regionale, i luoghi dove si decide dove vanno i soldi, i cantieri, il credito alle imprese. Chi le presidia pesa più di molti assessori. E su queste due, FdI ha scelto di non mandare figuranti.

Gerardo Meridio è da oggi amministratore unico di Veneto Acque, la società in house che presidia bonifica, tutela del suolo e gestione della risorsa idrica, e che porta a terra gli interventi finanziati con PNRR e fondi FSC. Una società che a fine 2025 ha scelto di diventare società benefit: e a quella vocazione il nuovo vertice somiglia, perché Meridio è presidente dell’Associazione regionale dei produttori del miele del Veneto, riconfermato all’unanimità lo scorso aprile da circa duecento apicoltori. Chi alleva api alleva equilibrio. Ma ridurlo all’apicoltore sarebbe un torto alla biografia: Meridio è un politico di lungo corso, e la sua parabola racconta mezzo secolo di moderatismo veneto. Cresciuto nella  sinistra democristiana — quella vicina alla Cisl di cui il padre fu segretario — fu vicesindaco dc a Dueville negli anni Ottanta; poi forzista e presidente dell’Ipab di Vicenza  , il principale ente assistenziale della provincia, nella stagione di Enrico Hüllweck; negli anni Dieci accanto all’imprenditore modenese Gianpiero Samorì, di cui fu coordinatore nazionale nel Movimento dei Moderati in Rivoluzione  e che rappresentò nella cordata che tentò di rilevare il Vicenza Calcio all’asta fallimentare,  infine l’approdo in Fratelli d’Italia negli anni di Francesco Rucco sindaco. È un uomo che il territorio lo ha amministrato e attraversato in ogni stagione: esattamente il profilo che a una società benefit di acqua, suolo e fondi serve.

Massimo Giorgetti, l’asso più pesante che oggi ha calato FdI, dal canto suo, è il veterano della macchina regionale, e l’approdo gli si attaglia: Veneto Sviluppo è la finanziaria regionale, il braccio che sostiene le PMI venete con minibond, capitale di rischio e finanza agevolata. Un pezzo di storia della destra veronese dal 1975 in poi,  cinque legislature in Consiglio, quattro in giunta tra Galan e Zaia, la vicepresidenza dell’Assemblea: conosce bilanci e partecipate meglio di chiunque. Non un premio, ma una competenza messa al servizio del credito alle imprese in un momento in cui il manifatturiero veneto fatica. Un osservatorio sull’economia reale del Nordest affidato a chi quel Nordest lo amministra da trent’anni. Il generale, appunto.

Resta la filigrana, ed è la parte più interessante. E anche la nostra personale lettura di quello che è accaduto oggi. Sono due casematte dello Zaiastan: quel sistema di potere che per quindici anni ha tenuto insieme la Regione e che ora, senza il suo fondatore, sta per cambiare proprietario. Verrebbe da leggerle come bandiere piantate dagli alleati in casa leghista. E invece — qui la sorpresa — alla nuova Lega di Alberto Stefani questa avanzata di Fratelli d’Italia forse non dispiace poi così tanto. Perché è il cavallo di Troia con cui Stefani può fare ciò che da solo, da erede, non potrebbe senza pagarne il prezzo: smontare con discrezione l’apparato di Zaia e ridisegnare il Veneto a propria immagine. Le nomine che sembrano una conquista degli alleati sono, lette bene, lo strumento di una successione.

Si potrà sorridere della coincidenza onomastica. Ma il Massimo Meridio di questa storia non marcia contro l’imperatore: lavora, in fondo, per il nuovo e per diventare l’alleato indispensabile. E il pubblico veneto, si sa, va intrattenuto bene.

 

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