di Redazione · Settembre 4, 2026
Il 3 agosto il Senato ha approvato con 81 sì, nessun contrario e 50 astenuti la legge delega che riforma quindici ordini professionali, quello dei giornalisti compreso. Il testo è alla Camera, ma le regole vere le scriverà il governo con i decreti attuativi
In quasi tutti i mestieri delegare significa avere fiducia. Nel mio significa il contrario. Un giornalista che delega non sta facendo il suo lavoro: sta lasciando che qualcun altro gli racconti la cosa che doveva andare a vedere di persona.
Il 3 agosto il Senato ha approvato una legge delega che riforma quindici ordini professionali, quasi settecentomila persone, i giornalisti compresi. Ottantuno sì, nessun contrario, cinquanta astenuti. Adesso il testo è alla Camera.
Il presidente dell’Ordine l’ha salutata come un passo avanti, e sul punto di partenza è difficile dargli torto: le norme che regolano questo mestiere hanno sessantatré anni, sono state scritte quando la professione voleva dire carta stampata e un tesserino, e da allora è cambiato tutto tranne loro.
Ma una legge delega non contiene le regole. Contiene il permesso di scriverle. Le regole vere arriveranno con i decreti attuativi, e a scriverli sarà il governo.
Vale la pena fermarsi un secondo su questa frase, perché scivola via troppo in fretta. Si sta riformando per delega la categoria che dovrebbe controllare chi quella delega la riceve. E lo si sta facendo senza nemmeno un voto contrario.
Non è uno scandalo, e chi lo presenta così ha già perso l’argomento: le leggi delega sono uno strumento ordinario, e la materia è tecnica. Ed è vero anche il resto, cioè che l’ordine così com’è difende pochissimo. Un esame che non misura niente di quello che serve, un albo che si è riempito di persone che non scrivono più, un equo compenso che resta un buon proposito. Difendere questo assetto perché è nostro sarebbe corporativismo travestito da indipendenza.
Il punto è un altro, e in queste stesse settimane si è visto benissimo. Alla Rai, Giulia Presutti ha rinunciato a condurre Report dopo essere stata screditata da chi quel programma lo conduceva prima di lei. A Malta è stato assolto l’uomo accusato di aver ordinato l’omicidio di Daphne Caruana Galizia, nove anni dopo l’autobomba.
Nessuna delle norme in discussione avrebbe cambiato una virgola di queste due storie. Non esiste articolo che protegga un giornalista dalla propria redazione, e non esiste ordine professionale che tenga in piedi un processo dall’altra parte del Mediterraneo. Le regole d’accesso riguardano come si entra. Il mestiere si gioca su come ci si resta.
La riforma passerà, con ogni probabilità con lo stesso consenso larghissimo. Poi qualcuno, in un ufficio ministeriale, scriverà per delega che cosa sia questo lavoro. Sarebbe il caso che nel frattempo provassimo a dirlo noi, prima che ce lo spieghino.




