di Arrigo Abalti · Settembre 25, 2026
Piazza Matteotti diventerà «la seconda piazza dei Signori» grazie alla Fondazione Pielle 24 di Lino Dainese, la stessa che sta riqualificando l’ex Macello. Il sindaco Possamai ha trovato un mecenate, merce che si credeva rara. Il segreto sta nella convenzione
Dove si trovano, oggi, i mecenati?
La domanda gira da anni nei municipi italiani, di solito il giorno in cui si approva un bilancio. A Vicenza, a quanto pare, una risposta c’è. Il sindaco Giacomo Possamai ne ha trovato uno, e non per una volta sola.
La Fondazione Pielle 24 di Lino Dainese sta riqualificando a sue spese l’ex Macello di viale Giuriolo: una piazza, uno studentato da una sessantina di posti letto, un’autorimessa da quarantotto posti, circa 6,6 milioni di euro. Ora la stessa fondazione paga il progetto di piazza Matteotti, che nelle parole del sindaco diventerà «la seconda piazza dei Signori», con il Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio nel gruppo di lavoro. Di cui Dainese è stato presidente a lungo.
Chi pensava che il mecenatismo si fosse fermato al Rinascimento dovrà ricredersi. Ma forse non si era mai fermato. Aveva solo cambiato il modo di firmare.
Il primo mecenate della storia, Gaio Mecenate, era il consigliere politico di Augusto. Proteggeva Virgilio e Orazio, e Virgilio gli dedicò le Georgiche. La dedica era insieme il prezzo e la ricevuta: il poeta aveva di che vivere, il principe un consenso messo in versi. Nessuno lo considerava uno scandalo. Era il patto, e stava scritto in apertura d’opera, dove tutti potevano leggerlo.
Il rovescio della medaglia l’ha raccontato il cinema: Totò che vende la Fontana di Trevi al turista ingenuo. Qui succede il contrario. Nessuno vende la piazza: un privato paga perché torni pubblica, sgombra di auto e restituita ai pedoni. È una buona notizia, e va detta per prima.
Poi c’è la seconda cosa da dire. Le auto che lasceranno piazza Matteotti andranno nell’autorimessa dell’ex Macello, come prevede la convenzione con la fondazione. Il paradosso è tutto qui. Il dono sta dentro un’operazione più grande: l’autorimessa che la fondazione costruisce all’ex Macello è la condizione perché la piazza si svuoti. Il segreto di Possamai non è aver trovato un mecenate. È avergli proposto un progetto -che per amor di verità era stato partorito dall’’Amministrazione Rucco- in cui ciò che la fondazione realizza all’ex Macello e ciò che regala alla città si reggono a vicenda.
Non c’è niente di male, anzi: è quello che le amministrazioni capaci dovrebbero saper fare. Ma proprio per questo la dedica deve essere leggibile. E oggi, dai documenti pubblici, non lo è del tutto.
Non si sa ancora a quanto ammonti la donazione per la progettazione della piazza. Non si sa se la fondazione usi l’Art Bonus, che restituisce a chi dona il 65 per cento in credito d’imposta. Se sì, due terzi del dono li paga la collettività, ed è giusto che lo sappia. Non si sa chi gestirà l’autorimessa, a quali tariffe, per quanti anni e chi ne incasserà i proventi. Lo stesso vale per lo studentato.
Perché il mecenate non è mai stato disinteressato, e non c’è bisogno che lo sia. Basta che la dedica stia dove l’aveva messa Virgilio: in prima pagina, non in una clausola.
Arrigo Abalti



