di Redazione · Marzo 27, 2024
Oggi la tavola rotonda sulle prospettive del turismo vicentino promossa da Fisascat Cisl Vicenza con la partecipazione delle Associazioni di Categoria: al centro della riflessione il valore dell’occupazione e l’importanza di qualificare il lavoro nel comparto attraverso una strategia di destagionalizzazione
Nel 2035 la provincia di Vicenza potrebbe registrare quasi 1 milione di arrivi di turisti e circa 2,4 milioni di presenze: un dato che se confermato rappresenterebbe una crescita significativa rispetto ai 853.336 arrivi e 2.264.687 presenze registrati nel 2023. Ma questo se da una parte mostra le grandi potenzialità del settore ai fini dello sviluppo e dell’occupazione nel territorio, dall’altra pone in prospettiva con sempre maggiore urgenza il tema del fabbisogno di lavoratori in un settore in cui la carenza di operatori è già fortemente sentita.
Questo e molti altri dati sono stati al centro della tavola rotonda “Turismo e territorio: costruire il futuro su qualità, crescita e attrattività nella provincia di Vicenza”, organizzata questa mattina a Palazzo Cordellina da Fisascat Cisl Vicenza nell’ambito del proprio consiglio generale. All’incontro hanno preso parte Matteo Bocchese, segretario generale provinciale di Fisascat Cisl Vicenza; Raffaele Consiglio, segretario generale provinciale di Cisl Vicenza; Giovanni Battista Comiati, segretario generale di Fisascat Cisl Veneto; Nicola Piccolo, presidente di Confcommercio Vicenza; Flavio Convento, vicepresidente di Confesercenti Veneto Centrale; Gianluca Baratto, presidente di Fipe-Confcommercio Vicenza (l’associazione dei pubblici esercizi- bar e ristoranti, Segretario Generale della Camera di Commercio di Vicenza; e Diego Lorenzi; componente della segreteria nazionale di Fisascat Cisl.
I dati, elaborati dal Centro Studi Cisl Vicenza, evidenziano innanzitutto la pronta ripresa del turismo vicentino nel post pandemia, che nel 2023 ha superato i livelli del 2019 (in quell’anno gli arrivi erano stati 853.260 e le presenze 2.202.851). È un turismo, quello vicentino, che vede la prevalenza dei visitatori italiani, pur con una componente molto rilevante di stranieri: rappresentano il 36% degli arrivi, soprattutto da Germania e a seguire Stati Uniti, Francia e Cina.
Non stupisce scoprire che i turisti stranieri siano anche quelli disposti a spendere di più durante il loro soggiorno: il 71,6% degli arrivi turistici stranieri sceglie alberghi a 4 o 5 stelle contro il 52,5% degli italiani.
Sempre tornando all’analisi degli arrivi di turisti, la ricerca del Centro Studi Cisl Vicenza evidenzia una progressione significativa: nel 1997 infatti erano stati 452.720 (meno significativa invece la crescita delle presenze: allora erano state 2.063.439) e proprio questo incremento lascia prevedere un futuro di grandi opportunità per il settore nel territorio provinciale. Proiettando infatti questa crescita in chiave futura, è ragionevole ipotizzare di sfiorare 1 milione di presenze nel 2035.
Il tutto per un settore che oggi vede impegnati quasi 20 mila lavoratori nella nostra provincia (ma il dato sale a oltre 53 mila considerando il macro settore turismo inteso come somma di commercio al dettaglio, ristorazione, commercio all’ingrosso e ospitalità).
«Abbiamo voluto organizzare questa tavola rotonda – spiega Matteo Bocchese – per affrontare con una serie di dati oggettivi il presente e il futuro di un comparto molto importante per il nostro sindacato e per tutto il territorio. E abbiamo invitato anche i rappresentanti della parte datoriale perché l’obiettivo è costruire insieme il futuro del settore, tracciando una strategia comune per lo sviluppo del territorio».
Una ricerca di sinergie che parte da una considerazione: se il futuro del turismo vicentino appare sicuramente in crescita, sempre più fondamentale sarà valorizzare le risorse umane che vi lavorano e che già oggi risultano sempre più ricercate e difficili da reperire.
«La pandemia – sottolinea ancora Matteo Bocchese – ha reso ancora più evidente come il nostro sistema di turismo sia incentrato sulla stagionalità, ma con la stagionalità fatica a reggere. Dobbiamo quindi lavorare insieme sul concetto di destagionalizzazione attraverso una riformulazione della proposta turistica complessiva. Questa è la premessa necessaria per una strategia di stabilizzazione dei contratti di lavoro che appare oggi indispensabile per rendere più attrattivo il settore agli occhi dei lavoratori: mai come in questo caso aumentare la qualità del lavoro significa aumentare la qualità dell’offerta, perché destagionalizzare il settore e stabilizzare i lavoratori vuol dire ridurre i “buchi” di personale, significa poter contare su risorse già formate e sulle quali investire anche a lungo termine con percorsi di formazione. E questo in un settore in cui l’occupazione giovanile e femminile sono particolarmente presenti. Il tutto auspicando però innanzitutto il rinnovo del contratto nazionale di categoria, ormai scaduto da alcuni anni».
«Le imprese in Italia incontrano difficoltà nel reperire lavoratori con le competenze richieste, causando uno squilibrio tra domanda e offerta di lavoro – commenta a questo riguardo Diego Lorenzi, componente della segreteria nazionale di Fisascat Cisl con delega per il turismo -. Questo fenomeno può portare a un mismatch occupazionale, con le aziende che non riescono a trovare candidati con le competenze necessarie per i ruoli disponibili».
«Il turismo è un volano imprenditoriale e occupazionale per tutto il territorio e per un indotto molto ampio che comprende, tra gli altri ambiti, anche il commercio – afferma Nicola Piccolo, presidente di Confcommercio Vicenza -: puntare su questo settore rappresenta una scelta strategica in un’ottica di crescita del tessuto economico vicentino. In questo senso dobbiamo lavorare con unità di intenti, mettendo assieme, in un progetto comune di sviluppo, gli imprenditori, il personale impiegato nelle aziende turistiche e anche la pubblica amministrazione che ha un ruolo centrale nelle politiche di accoglienza, compresa la “partita” della destagionalizzazione che si ottiene anche con una programmazione continuativa di eventi. L’obiettivo è essere ancora più attrattivi con un turismo di qualità, che ha, come leva essenziale, la formazione: è un percorso che da anni stiamo portando avanti, anche grazie alla bilateralità, e che possiamo e dobbiamo ulteriormente accelerare, unendolo ad un’attenzione specifica ai giovani e ad una trasformazione organizzativa delle nostre aziende che faciliti anche la conciliazione tra i tempi di vita e i tempi di lavoro, aspetto certamente sensibile sul fronte della ricerca di personale».
«Finalmente con il 2023 si il settore turistico Veneto supera lo shock della pandemia e dell’inabilità causata dal conflitto Ucraina-Russia, raggiungendo e superando i dati dei flussi registrati nel 2019 (anno migliore di sempre) – sottolinea Flavio Convento, vice presidente di Confesercenti – Questo ci dimostra la forza di questo comparto che è riuscito a superare una fortissima crisi. Riprendono a viaggiare i turisti stranieri, importantissimi per il settore perché registrano la spesa tra le più elevate attorno a 167€ giornalieri. Considerando che un turista straniero di ferma mediamente 2 giorni e mezzo e la spesa giornaliera comprende alloggio, ristoranti, bar, acquisti, nonché quelle sostenute per il trasporto una volta giunti a destinazione (escludendo quindi il viaggio di a/r), e gli altri servizi utilizzati (come visite a musei, noleggio attrezzature, ecc.), capiamo che il giro d’affari pesa molto positivamente sull’economia vicentina. Per la nostra provincia però risultano fondamentali anche i clienti italiani, e tra questi i veneti stessi. Soprattutto per le località montane meta preferita da molti Veneti. Dobbiamo fare sistema sempre di più proponendo Vicenza come meta culturale e architettonica di pregio».
«Dai risultati di questa ricerca – commenta Michele Marchetto, Segretario Generale della Camera di Commercio di Vicenza – si prevede un peso sempre maggiore dell’economia vicentina derivante dal turismo pur essendo la nostra provincia “schiacciata “tra le due province di Venezia e Verona che macino presenze da record. Lo sforzo della Camera di Commercio di Vicenza è quello di creare una cabina di regia che guidi la promozione del turismo nella nostra provincia e che promuova i nostri gioielli delle città d’arte, delle ville venete, delle colline e dei monti vicentini. La Camera di Commercio stanzia annualmente circa 750 mila euro per iniziative destinate al turismo e alla cultura».




