di Redazione · Settembre 27, 2026
Il Comune di Vicenza ritrova la rotta di un debito da sei milioni. Un altro contenzioso, quello della centrale di Laghetto, naviga dal 1988 verso un porto che ancora non si vede
C’è un’azienda che si chiamava Gps e non ha mai saputo indicare la strada a nessuno. Non è un gioco di parole gratuito, o non solo: Global Parking Solutions gestiva la sosta a pagamento di Vicenza, se n’è andata lasciando un credito conteso, e per settimane il Comune ha fatto quello che fa un navigatore quando perde il segnale — ha continuato a dire “ricalcolo del percorso” senza muoversi di un metro.
Il 4 settembre l’amministrazione aveva respinto la proposta dell’ex gestore, affidando la pratica agli uffici legali con tono da separazione definitiva. Tre settimane dopo la notizia è che un accordo si è trovato lo stesso: circa sei milioni da recuperare in tre anni. Come si sia passati dal “vi vediamo in tribunale” alla stretta di mano, nessuno l’ha ancora spiegato. Ed è la domanda che a Palazzo Trissino meriterebbe una risposta.
Fantozzi lo sapeva: negli uffici italiani il tempo non si misura in ore ma in Moduli, e ogni Modulo ne genera un altro. Il diritto anglosassone, da parte sua, ha un adagio di paternità incerta ma di buonsenso solido: una giustizia troppo lenta, alla lunga, equivale a una giustizia negata. Vale per i tribunali. Vale, si direbbe, anche per i parcheggi.
A pochi metri da questo fascicolo appena chiuso, negli stessi uffici, resta aperto un procedimento molto più vecchio: quello degli espropri per la centrale di pompaggio di Laghetto — i terreni che il Comune requisì decenni fa a dei privati per costruirci l’impianto che serve tuttora la rete idrica cittadina, senza mai chiudere del tutto l’indennizzo dovuto a chi quei terreni li possedeva. La causa è aperta dal 1988 — trentotto anni fa, quando il debito sui parcheggi recuperato ora non era nemmeno un’ipotesi —, il Comune ha già versato oltre 643mila euro e il fascicolo è tornato, di recente, alla Corte d’Appello di Venezia. Perché sia tornato lì, dopo un primo grado o un rinvio, non lo so ancora dire con certezza, e andrebbe chiesto all’avvocatura comunale prima di scriverlo. Ma la data e la cifra, da sole, dicono già una cosa: un Comune che sa localizzare in tre settimane un’auto in doppia fila via satellite, e in tre decenni non è ancora riuscito a pagare fino in fondo un terreno che ha requisito lui stesso.
Non è la ragione che manca, a Vicenza. È il tempo in cui la ragione conta ancora qualcosa.




