Trentadue gradi, percepiti trentotto

di Arrigo Abalti · Settembre 30, 2026

Il nuovo questore Giancarlo Conte promette di curare anche la sicurezza percepita. Come d’estate, a far soffrire la città è il numero scritto in piccolo

 

Chi ha passato l’estate a controllare il meteo sul telefono conosce bene il doppio numero. Sopra, la temperatura vera, quella del termometro. Sotto, in piccolo, la temperatura percepita, che è sempre peggio. Trentadue gradi, percepiti trentotto. E nessuno, uscendo di casa, ha mai detto «fa trentadue»: tutti hanno detto «si muore».

Il nuovo questore di Vicenza, Giancarlo Conte, nella sua prima intervista ha messo sul tavolo proprio questi due numeri. Bisogna garantire la sicurezza reale, dice, ma anche quella percepita dai cittadini, e la percezione deve essere «concreta, non solo nominale». Tradotto in bollettino: il termometro dei reati segna in discesa da anni, ma la città sente caldo lo stesso.

La differenza, nel meteo, la fa l’umidità. Non si vede, non si misura a occhio, eppure trasforma una giornata sopportabile in una giornata da incubo. Anche la sicurezza ha la sua umidità: il lampione spento nel sottopasso, il capannello che staziona sempre nello stesso angolo, la vetrina sfitta che diventa bivacco, il video girato sulle chat del condominio, la ragazza impaurita dalle insistenze aggressive del tossico per strada (vista ieri pomeriggio in piazza Castello). Nessuna di queste cose finisce nelle statistiche del Viminale, tutte insieme fanno salire la colonnina.

Per questo i numeri, da soli, non rinfrescano nessuno. Spiegare a un vicentino che i furti sono calati dell’undici per cento mentre attraversa viale Milano o anche piazza Castello col cuore in gola equivale a mostrargli il termometro durante un’afa di luglio: ha ragione il termometro, ma lui suda comunque. Serve ombra, non una lezione di fisica. Serve presenza, luce, cura degli spazi, qualcuno che passi e si fermi.

Conte sembra averlo capito anche su un altro punto, che d’estate conosciamo bene: il condizionatore rinfresca dentro e scalda fuori. Una zona blindata rassicura chi ci sta in mezzo, ma rischia di spingere l’afa nelle vie accanto. Per questo il questore insiste sul controllo di tutta la città e della provincia, non di un solo perimetro.

Il clima non si governa a colpi di decreto, e nemmeno la paura. Si può solo piantare qualche albero in più, e avere la pazienza di aspettare che faccia ombra.

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