Harari porta la sua “musica” in Basilica: 50 anni di scatti in basilica Palladiana

di Redazione · Febbraio 11, 2026

Dal 27 marzo al 26 luglio oltre 300 fotografie e la “Caverna Magica”: Vicenza diventa palcoscenico di incontri, volti e storie

Se la fotografia avesse un volume, quella di Guido Harari andrebbe ascoltata senza abbassare la manopola. Perché nei suoi ritratti non c’è solo un volto, ma un ritmo. Non solo una posa, ma una relazione.

Da questa idea nasce “Guido Harari. Incontri. 50 anni di fotografie e racconti”, la grande mostra antologica in programma alla Basilica Palladiana dal 27 marzo al 26 luglio, annunciata a Palazzo Trissino alla presenza del sindaco Giacomo Possamai, dell’assessore Ilaria Fantin, dello stesso Harari e degli architetti Giorgio e Giulio Simioni.

Oltre 300 fotografie, installazioni, filmati originali, proiezioni, manifesti e memorabilia ripercorrono mezzo secolo di carriera, dagli esordi negli anni Settanta come fotografo e giornalista musicale fino ai ritratti più recenti, passando per editoria, moda, pubblicità e reportage.

La Basilica come agorà culturale

L’obiettivo dichiarato dell’amministrazione è chiaro: trasformare la Basilica in un luogo vissuto, attraversato, abitato.

«Con questa esposizione vivremo un’esperienza grazie agli scatti di Harari e all’allestimento – ha spiegato Possamai –. Vogliamo intercettare pubblici diversi, anche chi normalmente non frequenta la Basilica, trasformandola nel cuore della vita culturale della città».

Un percorso che si inserisce nella linea già avviata con i “Tre capolavori” e con Olimpichetto: fare della Basilica un’agorà contemporanea.

L’assessore Fantin ha sottolineato il dialogo con il festival New Conversations – Vicenza Jazz, che nel 2026 celebrerà il trentennale, e la collaborazione con il Cinema Odeon, che proporrà proiezioni dedicate all’autore. Immagine simbolo della mostra è il ritratto di David Bowie, scelto come omaggio a dieci anni dalla sua scomparsa.

Un grande spartito visivo

La musica, per Harari, non è solo un soggetto ma un metodo. Il tempo dello scatto è improvvisazione controllata, ascolto reciproco, presenza.

In mostra sfilano volti che hanno segnato la cultura contemporanea: da Fabrizio De André a Bib Dylan, da Vasco Rossi a Lou Reed, da Kate Bush a Paolo Conte, fino a Ennio Morricone.

Accanto ai musicisti, artisti e intellettuali: Wim Wenders, Renzo Piano, Giorgio Armani, Bebe Vio, Rita Levi-Mintalcini, Margherita Hack, fino a figure come Greta Tunberg e José Saramago.

Non icone immobili, ma presenze vive. «Ogni ritratto nasce come ascolto reciproco – spiega Harari –. Tutti vengono raccontati come se fossero rockstar».

Il dialogo con l’architettura palladiana

L’allestimento, curato da Giorgio e Giulio Simioni, dialoga con la monumentalità del Salone dei Cinquecento, organizzando il percorso in cinque sezioni che ricreano ambienti e atmosfere differenti.

Tra i momenti più suggestivi, il “Pantheon”: 24 immagini sospese di grande formato, veri e propri “ritratti del cuore”, che trasformano lo spazio in una costellazione di incontri.

La Caverna Magica: Vicenza dentro la mostra

Non solo osservare, ma partecipare. La mostra ospita infatti la Caverna Magica, uno spazio separato in cui, su prenotazione, chiunque potrà farsi ritrarre da Harari e ricevere una stampa Fine Art firmata.

I ritratti realizzati saranno esposti in tempo reale lungo il perimetro esterno della mostra, in una sezione intitolata “Occhi di Vicenza”: una vera e propria mostra nella mostra, che trasforma i visitatori in protagonisti.

«In un mondo dominato da immagini sorvegliate e mediate – afferma Harari – qui si torna a essere presenti, a restare umani».

Per Vicenza non è solo una grande esposizione fotografica. È un’occasione per mettere al centro l’incontro, lo sguardo, la relazione. Per qualche mese, sotto le volte palladiane, la città potrà ascoltare le fotografie a tutto volume.

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