di Arrigo Abalti · Luglio 7, 2026
C’è un solo procedimento, in Veneto, capace di durare più di un processo italiano: quello sulla riapertura del tribunale di Bassano. Chiuso nel 2012, rimpianto dal 2013, promesso a ogni elezione, ha già raggiunto un traguardo che sfugge alla giustizia ordinaria: quattordici anni di dibattimento senza una sentenza. Se fosse un imputato, sarebbe prescritto.
La politica, va detto, ha il senso dell’umorismo: il primo luglio ha inaugurato il Tribunale online per evitare ai cittadini di spostarsi, e contemporaneamente vuole riaprire un tribunale fisico per farli spostare meglio. È il primo caso di giustizia che si avvicina allontanandosi, un ossimoro che nemmeno i manuali di diritto avevano previsto.
Dall’altra parte, avvocati, magistrati e sindaci hanno trasformato il sit-in davanti al palazzo di Vicenza in una sagra di paese: si tiene ogni anno, sempre nello stesso posto, con gli stessi cartelli e gli stessi comunicati. Cambia solo la data, e nemmeno tanto. Alla terza edizione mancano solo lo stand della porchetta e la lotteria.
Confesso il mio peccato: mi sto annoiando. Il sottosegretario Ostellari ripete che il treno in corsa non si ferma, gli Ordini rispondono che il treno è diretto contro un muro, e nessuno dei due si ammette che il treno, semplicemente, non è mai partito. Intanto i fascicoli veri, quelli con dentro le vite delle persone, aspettano in un corridoio un cancelliere che non c’è.
Quando e se riaprirà, il tribunale della Pedemontana avrà almeno una causa già istruita, con anni di memorie, repliche e controrepliche: quella sulla propria riapertura. Sarà il suo primo processo. E, conoscendoci, anche l’ultimo a concludersi.
Buongiorno.



