Pronto, chi sonda? — Puntata seconda: nessuno è stato

di Redazione · Luglio 4, 2026

Il giallo del sondaggio Demetra si allarga: tutti i sospettati hanno un alibi

 

Quando un delitto non ha colpevoli confessi, di solito significa una di due cose: o il colpevole è più furbo del solito, oppure sono tutti innocenti e la colpa è di un fantasma con la partita IVA. A Vicenza, in questi giorni, si propende per la seconda ipotesi con una convinzione quasi commovente.
Abbiamo bussato alle porte giuste. Il sindaco Possamai nega. Francesco Rucco nega. Silvio Giovine nega. E la cosa interessante non è tanto la smentita in sé — chi mai ammetterebbe di aver pagato un sondaggio su se stesso, sarebbe come autografarsi il proprio tema in classe — quanto la reciprocità del sospetto: il centrodestra scommette sulla sinistra, il centrosinistra rilancia sulla destra, in un rimpallo che ricorda più una partita a ping pong che un’inchiesta.

C’è un precedente illustre, per questo genere di misteri italiani: il ministro Scajola, a cui arrivò una casa vista Colosseo, disse lui, “a sua insaputa”. La frase, all’epoca, fece ridere tutto il Paese e finì dritta nel vocabolario del sospetto: da allora, “a sua insaputa” è il modo elegante per dire che qualcosa di scomodo è successo, ma nessuno lo ha voluto, deciso o soprattutto pagato di persona. Vent’anni dopo, quell’insaputa arriva fino a Vicenza: qualcuno si è divertito a far fare — e a pagare — un sondaggio sui protagonisti della politica locale, a insaputa dei protagonisti stessi. Scajola, in un certo senso, passa di qui.

Poi, la old new entry. Alberto Filippi, di Futuro Nazionale, nome che circola per una possibile candidatura vicentina nell’orbita di Vannacci in vista del 2028, si è aggiunto al coro delle smentite. Un dettaglio che, invece di chiudere il caso, lo riapre: se anche chi guarda già al dopo-Rucco, al dopo-Possamai, al dopo-tutto, dice di non c’entrare, allora il numero dei sospettati cresce più in fretta delle risposte.

Resta il fatto, semplice e un po’ comico, che qualcuno la fattura di Demetra l’ha pagata. I sondaggi, come i regali di Natale trovati già scartati sotto l’albero, non si materializzano da soli: c’è sempre una carta di credito, da qualche parte, che ha detto di sì. Ma finché nessuno la esibisce, il mandante resterà quello che a Vicenza chiamano da sempre “lo gà ditto nissun” — non l’ha detto nessuno, non l’ha fatto nessuno, eppure il telefono ha squillato lo stesso.
E forse è proprio questo il vero risultato del sondaggio, quello che nessuna domanda a risposta multipla riuscirà mai a intercettare: la fiducia dei vicentini nel fatto che, prima o poi, la verità verrà a galla da sola. Sereno, variabile, nuvoloso o perturbato che sia.

Manca ancora un nome all’appello, e non dei minori: Nicola Piccolo, presidente di Confcommercio. Categoria che di sondaggi, numeri e umori della città se ne intende eccome, e che finora non ha detto né sì né no per il semplice motivo che non gli abbiamo ancora chiesto niente. Ci riserviamo di farlo. La lista dei “non sono stato io” è ancora aperta, e noi, pazienti, continuiamo a citofonare.
(continua)

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