di Redazione · Agosto 5, 2026
L’intesa che il centrodestra aspettava
Non è un dettaglio da agenzia, quello che arriva oggi da Roma. È un pezzo di futuro che si scrive poco prima delle urne vere, quelle che contano — e che in Veneto, terra di collegi contesi e di equilibri sottili tra Lega e Fratelli d’Italia, potrebbe ridisegnare più di una candidatura.
L’intesa raggiunta dal centrodestra sulla legge elettorale, in vista del passaggio della riforma al Senato, porta due novità che non sono cosmetiche. La prima: tornano le preferenze. Dopo anni di liste bloccate — e di segretari di partito che decidevano chi sedeva in Parlamento più degli elettori — il cittadino potrà di nuovo scegliere il nome, non solo il simbolo. È una restituzione di potere che il ceto politico regionale, abituato a trattare i collegi come feudi da spartire nelle segreterie, dovrà imparare a maneggiare diversamente.
La seconda: l’alternanza di genere obbligatoria, con la proporzione 60-40% tra i capilista. Una misura che costringerà i partiti — tutti, non solo quelli di centrodestra — a un esercizio di trasparenza nella costruzione delle liste che finora si è spesso consumato nell’opacità delle sedi di partito.
Resta invece confermato, e non è cosa da poco, l’obbligo di doppia candidatura come capolista per chi corre per il premio di maggioranza — la norma nata alla Camera con l’emendamento Bignami. Chi vuole il premio, ci mette la faccia nei collegi. Non è concesso più nascondersi dietro un nome-traino nazionale mentre altri, meno esposti, raccolgono voti nei territori.
Per la Lega e per Fratelli d’Italia in Veneto, terra dove le liste si giocano anche sulla capacità di far correre facce riconoscibili nei collegi provinciali, la partita delle preferenze riaprirà equilibri interni che la stagione delle liste bloccate aveva congelato. Chi ha consenso personale — sindaci, consiglieri regionali, amministratori con radicamento territoriale — tornerà ad avere un peso che il sistema attuale gli aveva tolto. Chi vive di sola tessera, invece, dovrà preoccuparsi.
Il testo passa ora al Senato. Lì si vedrà se l’intesa tiene, o se — come spesso accade quando si tratta di regole del gioco — qualcuno prova a riscriverle all’ultimo.




