Ospedale di Vicenza e Valdagno: il pane e la crosta

di Redazione · Settembre 22, 2026

Pubblichiamo il commento di Giovanni N. Perazzolo, scritto in replica al post di Carlo Cunegato del 19 settembre, sul riassetto in corso all’ULSS 8 Berica e sul destino dell’ospedale di Vicenza. Si tratta di un articolo di opinione, che l’autore stesso dichiara tale: distingue i fatti già formalizzati (l’assunzione dei due pediatri, la delibera n. 1620 del 16 settembre) dalle indicazioni ancora in attesa di atto ufficiale (ginecologi e anestesisti) e dal giudizio manageriale che ne deriva. È una distinzione che vale la pena richiamare, perché nel dibattito di questi giorni le tre cose tendono a essere confuse.

 

 

Assembergs affonda l’hub o riequilibra la rete ULSS 8? Nomine, Punto nascita e il nodo delle risorse

Se l’hub trattiene risorse, prestigio e potere decisionale mentre allo spoke restano carenze e turni da coprire, non siamo davanti a un equilibrio: siamo davanti a un sistema che mangia il pane e lascia alla periferia la crosta

di Giovanni N. Perazzolo — in replica al post di Carlo Cunegato | 20 settembre 2026

 

Il post di Carlo Cunegato pone una domanda brutale: Peter Assembergs vuole affondare l’ospedale di Vicenza? La domanda ha forza politica, ma sul piano manageriale qualcosa non torna. Lo stesso direttore generale che oggi viene accusato di indebolire l’hub ha appena assunto una decisione destinata a rafforzare lo spoke di Valdagno, e in particolare il suo Punto nascita. Le due cose possono convivere soltanto se ogni cambiamento ai vertici viene interpretato come una demolizione. Ma è davvero così?

Hub e spoke non sono padrone e colonia

L’ospedale hub ha per definizione funzioni, tecnologie e competenze che non possono essere replicate ovunque. Ma questa superiorità funzionale non gli attribuisce un diritto naturale a trattenere ogni risorsa disponibile. La rete funziona soltanto se lo spoke possiede una dotazione sufficiente a svolgere davvero il compito che gli è stato assegnato. Altrimenti la parola rete diventa un eufemismo: il centro concentra il pane – professionisti, reputazione, opportunità e potere – e alla periferia lascia la crosta – guardie scoperte, precarietà, trasferimenti continui e responsabilità senza mezzi.

Per questo il rafforzamento avviato da Assembergs non dimostra la volontà di affondare Vicenza. Potrebbe indicare, al contrario, il tentativo di riequilibrare la rete aziendale e di riconoscere che Valdagno appartiene alla stessa ULSS, non soltanto quando occorre coprire un turno rimasto scoperto. L’assunzione dei due pediatri, le indicazioni operative riguardanti ginecologi e anestesisti e l’allestimento del letto per l’emergenza post-partum delineano un intervento coerente. Saranno gli atti successivi e i risultati a stabilire se questa impostazione riuscirà a diventare strutturale.

Metodo e merito sono due processi distinti

Le nuove nomine riguardano quattro dipartimenti e servono a rinnovare incarichi temporanei già scaduti. Il merito della decisione non impedisce di chiedere che il metodo sia trasparente. Una riorganizzazione complessa ha bisogno di motivazioni leggibili, confronto con i responsabili clinici e una comunicazione capace di mantenere la coesione dell’azienda. Le tensioni riferite dalla stampa meritano quindi una verifica puntuale: non vanno ignorate, ma neppure trasformate in una sentenza anticipata sul direttore generale o in un argomento per bloccare ogni cambiamento.

Metodo e merito devono essere valutati separatamente. Una decisione può essere comunicata meglio e risultare, nello stesso tempo, organizzativamente fondata. Contestare la sostituzione di un dirigente non equivale a provare che l’ospedale di Vicenza venga smantellato. Per formulare un giudizio servono gli atti, le motivazioni e soprattutto i risultati prodotti dalla nuova organizzazione.

La domanda corretta, dunque, non è: chi è stato offeso? È questa: quale configurazione garantisce meglio il servizio ai cittadini dell’intera ULSS 8? Se Vicenza può cedere alcune unità senza compromettere la propria funzione di hub e Valdagno, grazie a quelle unità, torna a garantire un Punto nascita credibile e sicuro, la riallocazione è razionale. Se invece i numeri dimostreranno che si è aperta una falla nell’hub senza chiuderla nello spoke, allora la critica sarà fondata. Ma dovranno essere i numeri a dirlo.

Stanno prendendo una ramenata?

È possibile che a Vicenza stiano semplicemente prendendo una ramenata: non l’affondamento dell’ospedale, ma la perdita di una comodità sedimentata. Quando per anni il centro si abitua a disporre di organici più larghi, ogni redistribuzione viene vissuta come un esproprio. La periferia, intanto, sopravvive grazie alla buona volontà dei singoli e agli ordini di servizio che nessuno vorrebbe ricevere.

È qui che si forma la crosta: nello spazio tra il potere di decidere e la responsabilità di agire. Ci si presenta a coprire una notte, si evita il collasso immediato e si torna a casa con la coscienza a posto. Il gesto è nobile, ma il sistema resta identico. La vera decisione, quella scomoda, consiste nello spostare stabilmente persone e competenze, togliendo a chi ha di più per garantire il minimo necessario a chi ha di meno.

Il rafforzamento di Valdagno e la riorganizzazione dei quattro dipartimenti sono vicende distinte. L’intervento sullo spoke, tuttavia, testimonia la volontà di Assembergs di operare secondo criteri manageriali, assumendosi la responsabilità di riequilibrare risorse e servizi. Sono gli stessi criteri che gli vengono contestati nella designazione dei nuovi responsabili di dipartimento e che dovranno essere valutati, anche in quel caso, sulla base degli atti, delle motivazioni e dei risultati.

La sanità pubblica non può funzionare secondo la regola: io mangio il pane e a te lascio la crosta. E la crosta peggiore non è la scarsità. È la non decisione. È vedere un reparto in affanno, mandare ogni tanto qualcuno a coprire il turno e chiamare tutto questo equilibrio. Non lo è. È soltanto il modo più elegante di rimandare il problema.

 

Fonti e nota di metodo

Il testo prende le mosse dal post pubblico di Carlo Cunegato del 19 settembre 2026 e dall’articolo “Tensione in ospedale per il turnover sui dipartimenti”, pubblicato da Il Giornale di Vicenza il 20 settembre 2026. Il profilo istituzionale di Cunegato è consultabile sul sito del Consiglio regionale del Veneto. La deliberazione ULSS 8 n. 1620 del 16 settembre 2026 documenta l’assunzione di due dirigenti medici di Pediatria a sostegno anche del percorso nascita di Valdagno. Le indicazioni relative all’impiego di tre ginecologi e due anestesisti sono state confermate all’autore, ma attendono la successiva formalizzazione; il letto per l’assistenza in caso di potenziale emorragia post-partum risulta già allestito.

Questo è un articolo di opinione: distingue deliberatamente i fatti documentati, le informazioni ancora da verificare negli atti e le valutazioni manageriali dell’autore.

 

Il commento del Direttore

Il merito dell’articolo di Perazzolo sta nell’aver spostato la domanda dal piano personale a quello sistemico: non “chi perde potere a Vicenza”, ma “quale rete serve ai cittadini dell’ULSS 8”. È una domanda scomoda per chi vive dentro l’hub, perché costringe a misurare i vantaggi acquisiti – non solo quelli negati alla periferia.

Vale però la pena aggiungere un punto che il pezzo lascia sullo sfondo: il tempo. Un riequilibrio hub-spoke che si giudica solo sugli atti dei prossimi mesi rischia di essere valutato con lo stesso metro di una riorganizzazione già consolidata. Le nomine ai quattro dipartimenti e il rafforzamento di Valdagno viaggiano su orizzonti diversi – le prime hanno effetto immediato sugli equilibri interni, il secondo richiede mesi prima di tradursi in un Punto nascita davvero stabile. Chi oggi grida all’affondamento e chi oggi rivendica il riequilibrio hanno entrambi buon gioco a scegliere la fotografia che conviene, semplicemente cambiando il giorno in cui la si scatta.

C’è poi un secondo nodo, che riguarda meno Assembergs e più il sistema che lo circonda: se ogni redistribuzione di organico genera automaticamente un partito del centro e un partito della periferia, la vera domanda non è se il direttore generale abbia ragione questa volta, ma se l’azienda sanitaria abbia mai costruito un criterio condiviso – pubblico, verificabile, non negoziato di volta in volta – per stabilire quante risorse spettano a ciascun nodo della rete. Finché quel criterio manca, ogni riequilibrio sarà letto come un favore o come un torto, mai come l’applicazione di una regola. Ed è lì, prima ancora che nei numeri di Valdagno, che si misurerà se Assembergs sta facendo gestione sanitaria o arbitrato tra fazioni.

Arrigo Abalti

 

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