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di Arrigo Abalti · Ottobre 23, 2026
Il passo della chiocciola
A Vicenza Possamai e Rucco, con i rispettivi assessori all’istruzione Selmo e Tolio e con Maltauro, all’inaugurazione del nuovo nido Turra, costruito a forma di chiocciola dopo tre anni di polemiche su Pnrr, costi e rette. Una volta tanto vince la politica
Un nastro tricolore. Un paio di forbici. Più in basso, all’altezza delle ginocchia dei grandi, una fila di bambini che guarda il nastro e non chi lo taglia.
È la foto dell’inaugurazione del nuovo nido di via Turra, e per capirla bisogna alzare lo sguardo di mezzo metro. Lassù, nello stesso fotogramma, ci sono Giacomo Possamai, il sindaco, e Francesco Rucco, il sindaco di prima. Con loro ci sono i rispettivi assessori all’istruzione, Giovanni Selmo e Cristina Tolio, poco più in là Jacopo Maltauro, e i consiglieri Giacomo Bez del Pd e Nicolò Naclerio di Fratelli d’Italia. Sono due squadre al completo sotto lo stesso nastro, perfino nelle panchine. Nel 2023 i due capitani si erano giocati Palazzo Trissino per cinquecento voti esatti. Da allora non si sono risparmiati quasi nulla, e i nidi sono stati il terreno preferito della contesa.
Conviene ripassarla. In campagna elettorale Possamai promette i nidi gratuiti, sull’esempio di Mantova. Rucco e Tolio lo accusano di aver mentito, perché a Mantova, sostengono, la gratuità non c’è. Lui si presenta in conferenza stampa con il sindaco mantovano e le delibere in mano. Rucco gli risponde di non promettere ciò che non può mantenere. L’altro replica che per la destra il nido è un privilegio e per lui un diritto. Vinte le elezioni, il nuovo sindaco apre i cassetti del Pnrr e trova sei milioni e mezzo che mancano all’appello. La colpa, dice, è dell’appalto integrato scelto dalla giunta precedente proprio per gli asili. L’opposizione ribatte con i posti nido per bambino, sotto la media provinciale. Il nido Turra, intanto, cresce anche nel prezzo: da due milioni e seicentosettantamila euro a tre milioni e duecentotrentamila.
Ridley Scott ci aveva fatto il film d’esordio, I duellanti, da un racconto di Conrad. Due ufficiali di Napoleone si sfidano a ogni incontro per una quindicina d’anni, attraverso tutte le guerre dell’Impero, finché il motivo del primo duello non lo ricorda più nessuno. Vicenza ha rischiato il remake.
Poi c’è l’edificio. Lo hanno disegnato a forma di chiocciola, e la scelta è meno innocente di quanto sembri. La chiocciola porta la casa sulle spalle e non la lascia mai a metà strada. È lenta, certo. Günter Grass, raccontando la campagna elettorale di Willy Brandt, ne fece il simbolo di un progresso che avanza di pochi centimetri ma non torna indietro. Ed è anche una spirale: in una spirale si gira intorno parecchio prima di arrivare al centro.
Il nido Turra ha fatto proprio questo giro. La candidatura ai fondi europei nasce nel 2022, con la giunta Rucco. Il progetto esecutivo, il cantiere e trecentomila euro di risorse comunali in più arrivano con la giunta Possamai. Il sindaco, nel discorso, ha messo in fila l’Unione europea che ha messo le risorse, il Governo e lo Stato che le hanno ottenute e infine i Comuni che le hanno messe a terra, prima di rivendicare la lista d’attesa azzerata.
Il paradosso è tutto qui. Dopo tre anni passati a spiegarsi a vicenda che l’altro aveva sbagliato, il nido è venuto bene perché ciascuno ha fatto un pezzo di strada. È passato dalle carte della giunta in cui l’istruzione era di Tolio al cantiere seguito da Selmo. La prima squadra ha seminato, la seconda ha costruito e ha messo la sua parte del conto che la prima non aveva previsto. Nessuna delle due, da sola, avrebbe tagliato quel nastro.
Maltauro, che a diciotto anni fu il consigliere comunale più giovane della storia cittadina, scriveva l’anno scorso che la contrapposizione permanente ha allontanato i ragazzi dalla politica. Venerdì era all’inaugurazione del luogo dove stanno i più giovani di tutti.
Perché la politica, ogni tanto, vince davvero. Non quando si contende le forbici, ma quando si ricorda di chi sta sotto il nastro. La chiocciola, che di fretta non ne ha mai avuta, lo sa da sempre. La casa non è di chi la comincia né di chi la finisce: è di chi ci abita.


