Il cantiere prima del nome

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di Arrigo Abalti · Ottobre 31, 2026

Il 7 novembre Fratelli d’Italia convoca le forze che non si riconoscono nell’amministrazione di centrosinistra. A un anno e mezzo dal voto, il centrodestra vicentino apre i lavori su una proposta, non su un nome

Un anno e mezzo prima del voto. Non è un dettaglio di calendario, è il primo dato politico di questa storia. Sabato 7 novembre, a Vicenza, Fratelli d’Italia apre il cantiere del centrodestra, regia di Alessandro Benigno, presidente del circolo cittadino, e lo apre quando si possono ancora scavare le fondamenta, non soltanto ridipingere la facciata. Insomma il tempo c’è e i conservatori hanno bisogno di organizzarsi con calma, riconoscersi e decidere.

Sono invitate le forze politiche e civiche che non si sentono rappresentate dall’amministrazione di centrosinistra. Dovrebbero esserci Forza Italia e Lega, le civiche Idea Vicenza e Impegno per Vicenza, gli indipendenti di destra, il gruppo formato da poco da Giorgio Conte dopo l’uscita da Fratelli d’Italia, e Stefano Boschiero di Vicenza ai Vicentini, che è anche iscritto a Futuro Nazionale.

Il punto è questo. Il centrodestra ha perso nel 2023, e ha vinto, e governa, in Regione e a Roma. Due piani che non si parlano: il consenso preso altrove non si trasferisce da solo sulla città. Serve una proposta, un’idea di Vicenza che sia un’alternativa vera al centrosinistra. Serve rifondare, e rifondare è un lavoro da fondamenta, non da intonaco. Perché le ragioni di un’appartenenza comune, in questi anni, non sempre hanno brillato.

E qui sta il passaggio che pesa. In alcuni appuntamenti elettorali gli incidenti di percorso hanno favorito il centrosinistra, e li ha provocati la divisione. Mao Tse Tung insegnava a marciare divisi per colpire uniti. In un cantiere la regola è un’altra, e a destra, alle urne, è l’unica che funziona: un solo progetto, tutti sullo stesso muro, da subito.

Benigno, a quanto pare, l’ha ben presente. Al telefono ragiona da primo partito: la maggiore responsabilità nella coalizione, dice, è di chi è più grande, ed è per questo che si è fatto promotore dell’avvio dei lavori. Di candidature non parla, anche se a settembre aveva lanciato il nome di Silvio Giovine, che però non è un dogma ma è come dire “noi un candidato ce l’abbiamo”. Su Futuro Nazionale non chiude: interlocuzioni possibili, in una seconda fase.

Non è reticenza, è un ordine dei lavori. Prima le fondamenta, poi i piani alti, e il cartello con il nome dell’opera alla fine.

Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì?, chiedeva Brecht in Domande di un lettore operaio. I libri registrano i nomi dei re, ma le pietre le hanno portate altri. Vale anche per la politica: il nome conta, ma l’alternativa la costruiscono quelli che il 7 novembre si siedono al tavolo, i partiti, le civiche, gli indipendenti, chi ha lasciato una sigla e vuole restare nel campo.

Il nome, quando arriverà, finirà sul cartello. Le pietre le avranno portate in tanti, ed è bene che qualcuno, quel giorno, se lo ricordi

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