di Redazione · Novembre 5, 2026
La torrefazione di Schio porta sei referenze nella Guida dei Caffè e delle Torrefazioni d’Italia 2027. Due in più dell’anno scorso. Il presidente Zanandrea: «La tradizione si custodisce cercando di migliorarla»
Una miscela premiata da sola può essere fortuna. Sei, distribuite fra tazzina, moka e capsula, raccontano un metodo. Caffè Carraro chiude il 2026 con sei prodotti segnalati dalla Guida dei Caffè e delle Torrefazioni d’Italia 2027, presentata il 22 ottobre a Trieste. Nell’edizione precedente erano stati quattro.
L’elenco attraversa tutta la gamma: Bio Moka, Espresso Arabica monoporzionato, Decerato monoporzionato, 1927 Espresso, Tazza d’Oro Espresso e 1927 Moka. Dentro ci sono il bar, la cucina di casa e i sistemi a cialda. Sono tre modi diversi di bere il caffè, e la torrefazione scledense li ha portati a casa tutti e tre.
La guida, giunta alla quinta edizione, la curano Andrej Godina e Mauro Illiano. I numeri danno la misura della concorrenza: quattrocento referenze recensite, 210 aziende censite in tutte le venti regioni. A 170 caffè sono andati i Tre Macinini, il punteggio più alto, a 203 i Due Macinini e a 27 un Macinino soltanto. Da qualche anno i curatori non si fermano più all’espresso classico e assaggiano anche moka e monoporzione. È proprio lì che Carraro ha trovato spazio.
«Essere premiati per prodotti differenti all’interno della gamma significa vedere riconosciuto un lavoro che va oltre la singola miscela», commenta Giuseppe Zanandrea, presidente dell’azienda. «È il risultato dell’attenzione che mettiamo in ogni caffè e ci dà una ragione in più per continuare a sperimentare. La storia di Caffè Carraro e il legame con il territorio ci hanno insegnato proprio questo: la tradizione italiana dell’espresso si custodisce anche cercando, ogni giorno, di migliorarla».
La data che conta, però, è un’altra. Il 2027 segna il centenario: Carraro nasce a Schio nel 1927, e quell’anno dà ancora il nome a due dei sei prodotti premiati. In un secolo l’azienda ha imparato a selezionare, tostare e miscelare senza staccarsi dall’Alto Vicentino. Oggi le sue confezioni vanno nelle case, nei locali e in sessanta Paesi oltre confine. I diplomi di Trieste arrivano come un antipasto del compleanno.


