di Arrigo Abalti · Gennaio 16, 2024
La “legge di civiltà” è stata mandata in soffitta.
Una sconfitta di un voto e, proprio per questo, più bruciante per il presidente Zaia. Impensabile fino a poco tempo fa. Un voto che ha molti più significati dello scontro tra tifoserie opposte sulla dolce morte. Quella sembra più la scusa. In realtà oggi finisce l’impenetrabilità dello Zaiastan ed inizia una fase nuova. Per il Centrodestra, per la Lega e anche per Zaia.
Il Consiglio regionale del Veneto ha bocciato la legge sul fine vita dopo settimane di dibattito e distinguo. Il provvedimento, di iniziativa popolare e vidimato dall’associazione Luca Coscioni, avrebbe assegnato, se passava, al Veneto il primato nel dare seguito alla sentenza della Corte costituzionale sul caso Cappato.
Dopo una febbrile giornata di interventi, botta e risposta, appelli e veti, alla fine il risultato smaschera le divisioni ed i malesseri della Lega. Oltre alla bocciatura della linea prog di Zaia. Quella contrassegnata dalle sue prove letterarie ed aperturiste che però vanno nella direzione opposta a Salvini. Il Presidente ha provato a percorrere strade nuove, che piacciono al mondo progressista ma non scaldano la platea del Carroccio, a disagio tra gli strappi in avanti di Zaia, quelli a destra di Salvini e un drastico calo di consenso che li vede assediati dalla valanga meloniana e dalle incursioni continue dietro le loro linee di Flavio Tosi che semina panico e, allo stesso tempo, ciambelle di salvataggio ai colonnelli leghisti.
Hanno votato a favore 9 esponenti dell’opposizione. Solo 16 – dieci della lista Zaia presidente e 6 della Lega, Zaia compreso – su 41 i consiglieri di maggioranza hanno votato sì, dando seguito alla richiesta di Zaia. Il governatore, infatti, pur avendo lasciato libertà di coscienza non aveva mai nascosto di essere favorevole alla legge. Non è un caso se il primo suicidio assistito supportato pienamente dal servizio sanitario nazionale sia avvenuto in Veneto.
Tuttavia, quasi la metà della Lega ha seguito la linea di Matteo Salvini, non quella del presidente della Regione. Contrari anche Fratelli d’Italia e Forza Italia, che avevano anticipato il loro no.
Il disagio all’interno del Carroccio era noto già da giorni: non si contano i big del partito che hanno usato parole forti. Tra i tanti, il sottosegretario Andrea Ostellari: “Lo Stato non deve aiutare a morire ma a vivere nelle migliori condizioni possibili, assicurando a tutti ogni cura”, aveva dichiarato. Sulla stessa linea Simona Baldassarre, responsabile del dipartimento Famiglia della Lega: “La priorità non può essere come morire, ma come vivere con dignità”.
Chi conosce bene il Veneto ha fatto notare malesseri anche tra gli ultras del governatore: “Ci sono anche degli uomini di Zaia contrari alla legge. La situazione è molto più frastagliata di ciò che sembra”, racconta un consigliere del Carroccio. E la lettera di Roberto Bet – zaiano doc – che ha scritto al Gazzettino per esprimere il suo “no” alla legge, in pochi minuti è diventata virale tra i salviniani del Veneto.
Il presidente della Regione esce da questa prova molto meno forte di prima, mentre a Roma si deve decidere sulla proposta di Alberto Stefani per il terzo mandato ai governatori.
La domanda che rimane aperta è se ad essere indebolito sarà solo Zaia o il Veneto intero.



