Vivere e invecchiare a Vicenza

di Arrigo Abalti · Maggio 28, 2025

Il Sole24Ore certifica che i giovani non hanno servizi e offerte. Manca un progetto di politiche giovanili e si naviga a vista

Il Sole 24 Ore certifica quello che chiunque abbia meno di quarant’anni sapeva già: Vicenza è una città per vecchi che ha deciso di invecchiare senza disturbare. Decimo posto nazionale per anzianità della popolazione, 34,7% di over 65. Un risultato che l’amministrazione Possamai accoglierà probabilmente con la stessa soddisfazione di chi riceve una menzione d’onore per aver partecipato. Un indicatore che meriterebbe una pausa di riflessione per rifondare le politiche per la città, di fare rapidamente un upgrade dell’agenda del sindaco.

Ma il dato statistico è solo l’autopsia di un cadavere politico. Perché Vicenza non è invecchiata per caso: è stata ammazzata a colpi di mediocrità programmatica, di visioni corte come un Gratta e Vinci, di amministratori che scambiano l’immobilismo per saggezza. La mancanza di coraggio per prudenza. L’assenza totale di visione per galleggiamento sull’ordinaria amministrazione.

Facciamo esempi concreti, perché le chiacchiere ormai stanno veramente a zero. Mentre Trento lancia bandi da 50 milioni per attrarre talenti under 35, Torino trasforma ex fabbriche in incubatori digitali, perfino Bergamo inventa quartieri smart per giovani professionisti, l’amministrazione Possamai che fa? Convoca conferenze stampa per annunciare le Feste Rock. Quelle che esistono da quando i Duran Duran erano giovani e gli U2 esaltavano le generazioni. È come se Cristoforo Colombo tenesse una conferenza per annunciare la scoperta dell’America ogni anno dal 1492.

Il paradigma vicentino è questo: spacciare il riciclo per innovazione. Riverniciare il vecchio e chiamarlo nuovo. È una città che vive di rendita architettonica, convinta che bastino le pietre di Palladio per attrarre i cervelli del futuro. Peccato che i cervelli del futuro vadano dove c’è futuro, non dove c’è solo passato ben conservato.

Prendiamo l’housing: mentre Amsterdam sperimenta micro-appartamenti per nomadi digitali e Barcellona crea cooperative abitative per under 30, Vicenza ancora ragiona con le categorie degli anni Settanta. Casa unifamiliare, mutuo trentennale, famiglia tradizionale. I giovani che cercano flessibilità, co-living, affitti brevi? Vadano a Padova. O meglio ancora, a Berlino.

E la cultura? Altro capitolo tragico. Il teatro comunale ha una programmazione insignificante rispetto a Thiene o Schio, la musica proposta è la rappresentazione solipsistica del curatore arruolato alla corte del regime,  gli spazi per la musica vengono mortificati dalle chiamate dei residenti del Centro infastiditi dal volume del jazz “per problemi di sicurezza”, mentre i locali storici chiudono uno dopo l’altro perché “non c’è più pubblico”. Ma quale pubblico, se l’età media dei frequentatori del centro storico è quella di chi si ricorda la Democrazia Cristiana?

Il paradosso finale è questo: Vicenza eccelle nei servizi per l’infanzia perché di bambini ce ne sono quattro in croce. È come dire che un ristorante ha un servizio perfetto perché ha un solo cliente. Ovvio che lo coccolano. Ma quando quel bambino crescerà, dove andrà a cercare lavoro? Dove andrà a divertirsi? Dove penserà di costruire la sua famiglia? E qui sta il trucco, siamo bravi nei settori che hanno numeri sempre più scarsi.

La risposta è scritta nei dati: da un’altra parte. Perché Vicenza ha scelto di essere un museo. Bellissimo, relativamente ordinato, relativamente pulito. Ma un museo. Dove si va a visitare il passato, non a costruire il futuro.

Beppe Severgnini ha scritto una volta: “L’Italia è un paese che invecchia senza accorgersene, come un attore che continua a recitare lo stesso ruolo mentre il pubblico cambia teatro”. Ecco, Vicenza è l’attore che recita ancora mentre la platea si sta svuotando. E i numeri del Sole24 Ore sono un bagno di realtà che dovrebbe suonare la sveglia ai negazionisti che siedono a Palazzo Trissino.

E allora, se c’è l’evidenza dei numeri che certifica la criticità dell’offerta per i giovani, non sarebbe arrivato il momento di mettere a terra un progetto? Una visione di questa amministrazione sulle politiche per le nuove generazioni? Che è altro rispetto all’assessorato alle feste con gli amici.

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