Il giardino sul nulla

di Arrigo Abalti · Maggio 25, 2025

La giunta si esalta per 740 metri quadri in concessione. E dimentica che a San Biagio ci sono mura, memoria e possibilità. Ma servirebbe politica, non giardinaggio.

 

“La rigenerazione urbana non è rifare il trucco alla città, ma curarne le ferite”.

— Elena Granata

 

C’è un entusiasmo grottesco, quasi tenero nella narrazione comunale sull’ennesima “oasi urbana” nel cuore di Vicenza. Un cortile dell’ex carcere di San Biagio — 740 metri quadri in tutto, erbacce comprese — diventerà un giardino pubblico. E la giunta lo vende come se avesse appena firmato un masterplan di Renzo Piano per una capitale europea. Invece è solo un’operazione da bolla di sapone: estetica, effimera, autoreferenziale. E soprattutto con la visione da piccolo paese di provincia che caratterizza questa giunta. Altro che capoluogo.

Il problema non è tanto cosa si fa — un giardino può sempre servire — ma dove lo si fa e soprattutto al posto di cosa. San Biagio non è solo un vuoto urbano, è un luogo di memoria e stratificazione: ex carcere, convento, spazio monumentale, abbandonato da anni. E da altrettanti in cerca di un destino, di un futuro.

È un’area che, in qualsiasi città dotata di visione, sarebbe il laboratorio perfetto per una rigenerazione vera, fatta di funzioni nuove, apertura, cultura, vita. Invece, qui, il massimo dell’ambizione sono due panchine, un tappeto erboso e qualche rampicante “a basso impatto”.

Ma il punto è un altro: questa giunta non ha idee. Ha ceduto alla rendita dell’inerzia. Ha barattato la strategia con la manutenzione, la politica con il giardinaggio. San Biagio grida progettualità, chiede coraggio, invoca un pensiero largo. E invece riceve un recinto verde, con annesso comunicato stampa in corpo 72.

Eppure c’è lo IUAV a due passi, architetti, designer e urbanisti che ogni giorno parlano di città, disegnano soluzioni, insegnano a costruire futuro. Qualcuno in Comune ha mai pensato di bussare alla loro porta? Di coinvolgerli in un progetto serio, strutturale, radicale? No. Perché servirebbe il coraggio di confrontarsi, di aprirsi al rischio del nuovo. E invece qui si preferisce il déjà-vu, il sicuro, il piccolo. L’urbanistica dell’aiuola.

San Biagio poteva essere una porta, e invece è diventata un balconcino.
E in fondo è questa la metafora perfetta della Vicenza di oggi: una città che si riflette nei suoi recinti, incapace di liberarsi dalle proprie prigioni concettuali. Una città che, anche quando apre un giardino, resta chiusa nel carcere della sua paura di volare.

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