I dolori del giovane Valter

di Arrigo Abalti · Luglio 13, 2025

Da Orsi a Marigo, il civismo che vacilla, la giunta che scricchiola e l’effetto “Grease 2” di un film che somiglia all’originale, ma non fa presa

 

 

A Schio, per capire il presente, bisogna riguardare la saga. Il primo episodio, quello vero, lo ha diretto Valter Orsi: dieci anni di governo da civico autentico, in grado di mettere all’angolo sia la destra che la sinistra. Due mandati da sindaco, una maggioranza tenuta in pugno con autorità, e una narrazione vincente che ha trasformato la sua esperienza in una specie di laboratorio politico personale. Poi è arrivato il terzo atto, che ufficialmente ha cambiato regia ma non copione: Cristina Marigo, considerata da molti — se non da tutti — una sua creatura.

Ma se il primo film ha fatto scuola, il sequel non decolla. Sembra Grease 2: c’è la scenografia, c’è qualche volto noto, ma manca la scintilla. E soprattutto manca l’autore. Orsi ha vinto tre volte, è vero. Anche con Marigo. Ma oggi che sindaco non lo è più, i dolori si fanno sentire.

Lo psicodramma innescato da una foto — alcuni assessori della giunta Marigo immortalati a un evento di Fratelli d’Italia — è solo la superficie. La realtà è che la maggioranza è in movimento. Assessori e consiglieri si guardano intorno, ragionano su riposizionamenti, qualcuno pensa apertamente a un rimpasto, e l’ipotesi di un’apertura a destra smette di essere tabù. In questo clima da transizione incerta, pesa come un macigno l’endorsement di Orsi su Andrea Nardin, candidato regionale di FdI. Non è un atto neutro. Non lo è mai stato, quando a muoversi è l’azionista di riferimento. E l’effetto domino era scontato, “si riposiziona Orsi, perchè non dovremmo farlo anche noi?”, confida qualcuno.

E poi c’è la voce dell’opposizione. Alex Cioni, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha scelto di non cavalcare lo scandalo, ma ha affondato il colpo con chirurgia politica: “Il civismo della Marigo? Una coperta di Linus che isola Schio dal resto del territorio”. Parole dure, ma calibrate. Cioni non rincorre i retroscena, ma evidenzia una debolezza strutturale: l’assenza di una visione, il rifugio in un civismo autoreferenziale che, da strumento di aggregazione, si è trasformato in alibi identitario. Una camicia di forza, più che un progetto politico.

E così, mentre la sindaca Marigo prova a raffreddare il fronte parlando di “clima da elezioni”, cresce la sensazione che le Regionali siano solo un alibi. Le difficoltà ci sono, eccome, e ci sarebbero anche senza la scadenza del 2025. Perché in fondo, a ben vedere, le giunte Orsi — quelle vere — non hanno mai vissuto tensioni di maggioranza a causa delle Regionali. La verità è che qualcosa sta cambiando.

Quel civismo, un tempo robusto e identitario, oggi è più fragile, più esitante. Sembra più un contenitore che una spinta propulsiva. E se Marigo pensava di poter ereditare il metodo Orsi senza averne la postura, ora deve fare i conti con una squadra meno fedele, un consenso più sfilacciato, e una città che chiede direzione, non solo gestione.

Il dato politico è tutto qui: la stagione del civismo a Schio rischia di finire non con una sconfitta, ma con uno sfilacciamento silenzioso. Dove nessuno rompe, ma tutti si allontanano. E forse, alla fine, proprio Valter Orsi — che ha vinto tre volte ma non ha il palcoscenico del Sindaco  — è il primo a rendersene conto.

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