Il cantiere di Schio

di Redazione · Agosto 17, 2026

Il 23 agosto lo stadio Giosuè Poli di Schio doveva essere consegnato. Non lo sarà. Mancano la superficie in gomma della pista, i collaudi, le tracciature, le attrezzature sportive, l’area verde centrale, la rimozione del materiale ghiaioso. La semina del prato è già stata rinviata a una stagione più favorevole, che in italiano amministrativo significa: l’anno prossimo.

Fin qui, la cronaca di un ritardo. Sono le righe successive della risposta comunale a un’interrogazione di fine luglio a meritare attenzione. La direzione dei lavori ha contestato formalmente la situazione all’impresa con una Pec del 21 luglio. E poi? Poi «l’Amministrazione sta valutando le iniziative conseguenti».

Sono passate quattro settimane. Quattro settimane per valutare le iniziative conseguenti a un cantiere che sfora un termine contrattuale su un impianto pubblico. Una fotografia esatta del rapporto di forza tra un Comune di medie dimensioni e la ditta che ha in mano un suo cantiere.

Perché il punto non è il calendario. I cantieri slittano, il maltempo esiste, le forniture ritardano. Il punto è che quando slittano, l’ente locale scopre di avere in mano pochissimi strumenti: una contestazione via posta certificata e la speranza che l’impresa acceleri. Le penali, dove ci sono, si contano in cifre che raramente pesano quanto il vantaggio di spostare le maestranze su un altro lavoro. E la riconsegna dell’opera resta appesa alla buona volontà di chi ha già dimostrato di non averne abbastanza.

Il capogruppo di Fratelli d’Italia Alex Cioni chiede ora se il 20 settembre — la data indicata dall’assessore allo Sport Aldo Munarini in coincidenza con il M6 Festival Running — sia ancora realistica. È una domanda politica e nasce da un’opposizione: va detto, non va usato per liquidarla. Perché la domanda è quella giusta, e chiunque l’avesse fatta meriterebbe una risposta con delle date dentro, non con dei verbi al gerundio.

Vale la pena ricordare che non è il primo campanello. A giugno la società che gestisce l’impianto aveva già rinunciato ai centri estivi per l’impossibilità di programmare. Quello era il momento in cui una gestione attenta dell’appalto avrebbe dovuto stringere. Non è successo, e oggi siamo a chiedere se un impianto pubblico sarà disponibile per una manifestazione già in calendario.

Il Poli è del 1938, comunale dal 2015, e per decenni è stato il posto dove a Schio si imparava a correre. Non è un’opera strategica, non muove milioni, non finirà su nessun bilancio regionale. È esattamente per questo che è istruttivo: è il tipo di lavoro che i Comuni fanno cento volte l’anno, ed è il tipo di lavoro su cui l’amministrazione pubblica italiana continua a scoprirsi senza strumenti.

Al Comune di Schio andrebbero chieste due cose molto semplici, e non sono domande retoriche. Se il contratto prevede penali, e a quanto ammontano. E se sono state applicate, oppure si sta ancora valutando. Le risposte a queste due domande dicono, meglio di qualsiasi dichiarazione, se la contestazione del 21 luglio era un atto amministrativo o una lettera.

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