di Arrigo Abalti · Luglio 15, 2025
A Mussolente si consuma un pranzo riservato tra imprenditori e Vannacci. Ma la Lega vicentina resta in silenzio, forse per scelta. Forse per prudenza. Pochi e riservati gli inviti
Non è un pranzo come gli altri. E non solo perché l’ospite d’onore è Roberto Vannacci, generale, vicesegretario federale della Lega e autore de Il mondo al contrario, bestseller dell’indignazione nazionale de sinistra.
Non lo è perché si terrà a porte chiuse dentro una fabbrica, la Bifrangi spa di Mussolente, regno di Francesco Biasion, imprenditore di lungo corso e dichiarato estimatore del generale.
Ma soprattutto non è un pranzo come gli altri per chi non è stato invitato.
L’invito, infatti, è circolato in forma riservatissima. Pochi nomi, scelti con attenzione, tutti appartenenti a un microcosmo fatto di imprenditori, simpatizzanti e figure borderline tra l’economia e la politica. Niente stampa, niente foto ufficiali, niente indiscrezioni. Solo una data – il 18 luglio alle 12 – e una lista blindata.
Della Lega vicentina, nessuna traccia. O forse nessuna conferma. Il silenzio del partito è significativo. Nessuno sa, nessuno commenta, nessuno dichiara. Un imbarazzo freddo, quasi calcolato. Come se fosse in atto una sospensione diplomatica tra il generale e la sua stessa base territoriale.
Perché se Vannacci da mesi è al centro del dibattito pubblico nazionale – prima con il libro, poi con l’investitura politica voluta da Salvini – sul territorio il suo profilo resta divisivo. C’è chi lo considera un cavallo di razza populista, capace di interpretare i malesseri profondi del Paese, e chi lo vede come una mina vagante, più utile a incendiare che a costruire.
Ecco perché una parte della Lega vicentina si tiene alla larga. Non è contraria, ma nemmeno così presente. Fa un passo di lato, forse per evitare di legarsi troppo a un’operazione che rischia di essere più personale che politica.
Intanto Biasion fa il suo gioco. Organizza l’evento in casa, senza clamore e senza media, ma con l’intenzione chiara di posizionarsi. Non è nuovo a scelte di campo nette, e questo pranzo ha tutto il sapore di una dichiarazione d’intenti: Vannacci è un riferimento, non solo simbolico. E se la politica ufficiale nicchia, l’impresa che guarda a destra sceglie da sola il proprio interlocutore.
Il pranzo – al di là del menù – sarà dunque un test. Per Vannacci, che misurerà il suo appeal fuori dai comizi. Per Biasion, che intende contare nel dibattito politico prossimo venturo. E per la Lega, che dovrà decidere se inseguire il generale o contenerlo.
Nel frattempo, a Mussolente, si apparecchia una scena da Prima Repubblica in versione sovranista: industriali, potere, riservatezza e un ospite che divide. Come ai vecchi tempi, quando i leader passavano dalle fabbriche. Solo che adesso, non tutti vogliono essere visti a tavola.



