Urla dal silenzio

di Redazione · Agosto 13, 2025

Mentre Rosà combatte contro i 73 ettari di pannelli nel Parco delle Rogge, l’assessore Lanzarin – in passato sindaco per dieci anni – sceglie la strategia del mutismo. Ma quel silenzio ha un prezzo politico

 

 

C’è un dettaglio che non sfugge ai ben informati nella partita dell’agrivoltaico di Rosà. Mentre il sindaco Elena Mezzalira si batte contro i 73 ettari di pannelli solari che la Tonello Energie vorrebbe piantare nel Parco delle Rogge, a Palazzo Balbi regna un silenzio che sa di imbarazzo. Fonti vicine al dossier raccontano di chiamate che non arrivano, di messaggi che restano senza risposta. L’assessore regionale Manuela Lanzarin, quella che per dieci anni ha fatto il sindaco proprio a Rosà, sembra essere diventata improvvisamente distratta quando si parla del “suo” territorio.

Non è un caso. Chi conosce i meccanismi del potere veneto sa bene che la Lanzarin è in una posizione delicatissima. Da una parte c’è la fedeltà alla Giunta Zaia, che sulla transizione energetica ha investito molto in termini di immagine. Dall’altra c’è il territorio che l’ha cresciuta politicamente e che oggi la guarda con aspettativa. “La metto in difficoltà se le chiedo di Rosà e dell’impianto…”, confidava nei giorni scorsi una fonte del Carroccio.

Nel frattempo, a Rosà si gioca una partita chirurgica. L’amministrazione Mezzalira ha messo in campo una strategia in due tempi: prima il colpo tecnico-giuridico con la nomina del legale e l’invio del certificato di destinazione urbanistica (quella “zona agricola speciale a parco” che suona come una mannaia sul progetto), poi la mobilitazione politica con il coinvolgimento dei “referenti istituzionali”, come dichiarato nell’asciutto comunicato stampa. Ma chi sono questi referenti? Perchè non vengono fatti nomi e cognomi? In fondo la Lega ha una filiera di tutto rispetto e la scelta di non citare i “referenti” istituzionali è l’impronta digitale della non chiarezza.

Dietro la battaglia c’è anche una questione di numeri che vale la pena ricordare. Il Parco delle Rogge non è roba da poco: 250 ettari complessivi, di cui 150 nel territorio di Rosà. Un polmone verde che rappresenta l’1,5% dell’intera superficie comunale. Coprirne quasi la metà con pannelli solari sarebbe come mettere un capannone industriale in piazza San Marco. Ma c’è un altro numero che circola negli ambienti che contano: quello del rendimento elettorale della questione. A Rosà, la battaglia per il Parco può spostare voti. E questo lo sanno bene tutti, a partire dalla Lanzarin.

La partita si gioca nei prossimi mesi, quando la Regione dovrà esprimersi sulla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Un passaggio tecnico che però ha una connotazione politica molto forte. E qui torna il nodo Lanzarin, la quale, per ora, ha scelto il silenzio. Ma a Rosà sanno che questo silenzio ha un prezzo. E che prima o poi, quel conto arriverà da pagare.

Gli addetti ai lavori non hanno dubbi: questa partita si chiuderà a tavolino, lontano dai riflettori. Magari con una telefonata, magari con un incontro riservato. Magari con una di quelle soluzioni all’italiana che accontentano tutti e non accontentano nessuno. Ma intanto, il Parco delle Rogge aspetta. E con lui aspetta anche la reputazione politica di chi, da sindaco, giurò di difenderlo a ogni costo.

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