Aura zero

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di Arrigo Abalti · Ottobre 3, 2026

Sabato a Campo Marzo un migliaio di ragazzini, richiamati da un tiktoker che prometteva vestiti gratis, ha preso d’assalto un furgone e danneggiato il park Verdi. C’è chi evoca la Francia e chi parla di invasione. Il conto, intanto, non lo presenta nessuno

Aura. Nel gergo dei ragazzini vuol dire carisma, dignità, rispetto: si guadagna a punti, si perde a punti. Sabato alle quattro, a Campo Marzo, se ne metteva in palio parecchia. Un tiktoker, Hamza Messaf detto Il Vucumprà, aveva promesso vestiti firmati a chi ne avesse dimostrata di più: «Regaleremo un casino di roba».

Sono arrivati in un migliaio: adolescenti, ma anche bambini di dieci, undici anni, qualcuno accompagnato dai genitori. La sfida non è mai cominciata. È cominciato l’inseguimento: da Campo Marzo a viale Roma, fino al park Verdi, dietro al furgone dei regali. Un finestrino in frantumi, le sbarre e un ascensore danneggiati, automobilisti bloccati, qualcuno ferito, sangue sul marciapiede. Alcune ragazze raccontano di essere state molestate. Il viale era presidiato da questura, carabinieri e polizia locale, che il tiktoker aveva avvisato del suo arrivo. Punti aura assegnati: zero.

Uno dei presenti, in un video, ha evocato la Francia: «Tutti questi vogliono cambiare questo fucking di paese». Una rivolta, dunque. Solo che le rivolte chiedono qualcosa. Questa era in coda per una maglietta gratis e, non avendola avuta, se l’è presa con un parcheggio. È la differenza tra una rivolta e un capriccio: la rivolta chiede, il capriccio pretende.

Collodi l’aveva scritto nel 1883. Anche lì arrivava un carro, guidato da un Omino tenero come il burro, che prometteva un paese dove si gioca dalla mattina alla sera e nessuno ti chiede niente. Aveva previsto ogni cosa tranne il finale: che i ragazzi, scoperto che i balocchi non bastavano, sfasciassero il carro.

E non è un sabato storto. A Bolzano Vicentino una quindicina di ragazzi fa quello che vuole da tre anni: quest’estate ha ballato sul furgone di un’associazione che trasporta disabili, danneggiandolo, e buttato all’aria il materiale del Grest dei bambini. A Montegalda, per i carabinieri, in due hanno tenuto fermo un quattordicenne mentre il terzo lo prendeva a pugni: bottino, due braccialetti di pietra. A Bassano un tredicenne è stato pestato e filmato al luna park perché, consegnati cinque euro, aveva detto di non averne altri.

Chiamiamoli pure maranza, se serve un nome. Ma il nome è la parte comoda, e non c’entra da dove vengono i nonni: a Montegalda aggressori e vittima sono coetanei, a Bolzano il sindaco i genitori li conosce e li ha già convocati. C’entra che cosa non gli ha mai detto nessuno: no. In La fabbrica di cioccolato Veruca Salt, la bambina che voleva tutto e subito, finiva nello scarico dei rifiuti. E dietro di lei, giustamente, il padre. Sabato qualche genitore era lì, in coda.

La politica ha fatto la sua parte in serata. Fratelli d’Italia ha trovato il titolo, e il capogruppo Nicolò Naclerio va su Tik Tok e parla di «invasione maranza»; il sindaco Possamai la condanna: «Non c’è giustificazione di nessun tipo». Parole, anche queste gratis. Il paradosso è tutto qui. In un anno i carabinieri hanno denunciato trecentoventisei minorenni e ne hanno arrestati dodici, il governo ha varato un disegno di legge col loro soprannome, e a Bassano il fascicolo di quel tredicenne è fermo da dodici mesi al tribunale per i minorenni di Venezia, mentre lui ha perso un anno di scuola. Severissimi nei titoli, latitanti nel conto.

L’aura, dicono loro, è rispetto. Hanno ragione, ed è l’unica cosa su cui hanno ragione. Solo che il rispetto non si ritira da un furgone e non si vince a smorfie: si impara il giorno in cui qualcuno ti presenta il conto. Del finestrino, dell’ascensore, dei braccialetti, dell’anno di scuola perso da un altro. Perché una città che ai suoi quindicenni non fa pagare niente non è indulgente: sta allevando adulti convinti che il mondo sia un omaggio. Il rispetto è ben altro.

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