Bevilacqua legacy

di Redazione · Aprile 12, 2026

Tomaello, Borchia, Frison e Ciambetti tracciano i confini dopo il commissariamento: coerenza con l’eredità Bevilacqua, no ad alleanze ibride, proposta politica in arrivoLa Liga Veneta per Salvini Premier rompe il silenzio sul caso Arzignano con una nota a quattro firme — il commissario regionale Andrea Tomaello, l’europarlamentare Paolo Borchia, il segretario provinciale Denis Frison e il legato elettorale Roberto Ciambetti — che ha il tono di un atto politico definitivo, non di una dichiarazione di circostanza

 

Il punto di partenza è l’eredità dell’ex sindaco Bevilacqua, che il partito difende senza riserve. Un modello amministrativo con il 70% di gradimento tra i cittadini, da cui nessun ex co-protagonista può prendere le distanze senza perdere credibilità. Il messaggio è diretto: chi ha votato ogni atto di quell’amministrazione, salendo sui palchi inaugurali delle opere pubbliche, non può oggi invocare una discontinuità «che suona solo come scarsa onestà intellettuale di una persona ferita».
Sulla caduta della giunta il giudizio è durissimo. La crisi, scrivono i quattro, è stata «una reazione scomposta alla perdita di una poltrona», una manovra pianificata da figure esterne alla Lega che ha sacrificato la stabilità della città sull’altare di ambizioni individuali. Una scelta che, avvertono, «gli elettori sapranno valutare con estremo rigore».
Altrettanto netto il no a qualsiasi alleanza che mescoli anime incompatibili. La Lega chiama questa prospettiva «baraccone»: un’aggregazione senza identità, capace solo di sommare voti ma destinata a non produrre nulla di concreto. Il limite è invalicabile: nessuno può mettere veti su nomi, simboli e valori leghisti. Pena, la corsa in solitaria.

La nota si chiude con un annuncio: a breve il partito presenterà una proposta politica autonoma, ancorata ai valori del territorio, con un candidato sindaco affidabile e una coalizione compatta. I mesi già persi per il commissariamento sono abbastanza. Arzignano, concludono, merita una guida all’altezza del suo peso economico — non un’altra stagione di calcoli personali.

C’è però un’assenza che parla da sola. Nella nota non vi è una sola parola sull’episodio denunciato ieri da Fratelli d’Italia: le dichiarazioni del segretario provinciale della Lega Enrico Marcigaglia, accusato di aver attaccato pubblicamente il governo Meloni. Un silenzio che, nel mezzo di una crisi di coalizione già aperta, non è neutro. Anche quello che non si dice, in politica, è una risposta.
Resta però una domanda aperta. Ciambetti, Tomaello e Frison condividono in cuor loro le posizioni del loro segretario cittadino, e il silenzio è una forma di solidarietà coperta? Oppure scelgono deliberatamente di cambiare piano — spostare il dibattito su Arzignano, sul concreto, sull’amministrativo — per evitare un imbarazzo che nessuno dei tre ha interesse ad amplificare? Le due ipotesi non si escludono. Come diceva il poeta, lo sapremo solo vivendo.​​​​​​​​​​​​​​​​

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