di Arrigo Abalti · Aprile 11, 2026
FdI (Giovanni Lovato) ad alzo zero contro Enrico Marcigaglia sulle sue dichiarazioni contro il governo Meloni
Esiste una regola aurea della politica di coalizione, scolpita nel marmo della convenienza: non si spara sui compagni di viaggio. Enrico Marcigaglia, segretario della Lega di Arzignano, l’8 aprile a Vietato Tacere, il format politico di Telechiara, ha preso il marmo e lo ha usato come proiettile.
«Il Governo Meloni non è capace di governare.» Poche parole. Poche parole dette con la voce di chi porta la tessera del partito che quei ministri li ha voluti, difesi, rivendicati. È la stessa contraddizione del monaco che bestemmia in chiesa: tecnicamente libero, spiritualmente espulso.
Ad Arzignano – anche se non è ancora ufficiale – la Lega sembra che abbia già scelto il proprio posto: fuori. Mentre FdI, Forza Italia, Lega Veneta Repubblica e i civici si sono compattati attorno a Riccardo Masiero, il Carroccio locale ha preferito la trincea solitaria. In una città commissariata — dove le elezioni di maggio non sono un voto, sono un giudizio — stare fuori dalla coalizione ha già un peso. Attaccare il governo dall’interno ne aggiunge un altro, più difficile da portare. Ed è esattamente quello che sta succedendo, si sta portando il caso particolare di Arzignano fuori dai confini del Comune. Ma il caso di Arzignano ha cause locali, non certo nazionali. Qualcuno dovrebbe dirlo.
Eppure, a guardare meglio, qualcosa nella risposta del centrodestra funziona con una precisione quasi chirurgica. Riccardo Masiero non si scompone. Fa Mitterrand (la forza tranquilla) : ostenta calma, parla di riconciliazione, offre alla città esausta la promessa di un’aria diversa. In una comunità che ha vissuto lo scontro interno alla maggioranza e il commissariamento come una ferita, la serenità è già un programma politico. Il candidato sindaco non raccoglie le provocazioni — le ignora con lo stile di chi sa che ignorare, a volte, è la risposta più devastante.
La contraerea, invece, è affidata ai pretoriani di Fratelli d’Italia. Giovanni Lovato, segretario del circolo arzignanese, prende il proiettile di Marcigaglia e lo ritorna al mittente con una domanda semplice e letale: quelle parole sono la linea della Lega o l’umore di un militante? Non è una polemica. È una tenaglia. Perché se Marcigaglia parla per sé, la Lega deve sconfessarlo. Se parla per il partito, il centrodestra ha il diritto — e il dovere — di saperlo prima del voto.
Ora la questione sale. E sale in fretta.
Roberto Ciambetti, referente leghista di lignaggio per Arzignano, non può far finta che non sia successo nulla. Denis Frison, segretario provinciale, ha sul tavolo una grana che nessun comunicato risolve. Andrea Tomaello, nuovo segretario regionale del Carroccio, affronta qui la prima vera prova di autorità: la prima volta che il territorio gli recapita una granata, non un telegramma di auguri. E Alberto Stefani, presidente della Regione e padre politico di questa Lega veneta, non può chiamarsi fuori: quando il partito parla contro il governo dal cortile di casa sua, il silenzio non è diplomazia, può sembrare complicità.
Fabio Carraro, il conduttore di Vietato Tacere, senza volerlo, ha già scritto l’epitaffio della trasmissione: «Non si può fare contemporaneamente la Lega di governo e la Lega di lotta.» Lo aveva inventato la sinistra, quella formula, un certo Enrico Berlinguer. Che serva oggi per autopsizzare la destra veneta è, se non altro, una bella ironia della storia.
Ad Arzignano votano a maggio. Masiero sorride e aspetta. I pretoriani caricano. E la Lega deve ancora decidere da che parte stare. Il Centrosinistra intanto sta scegliendo i popcorn per gustarsi lo spettacolo dei parenti serpenti del centrodestra.



