Bigon (Pd): “Liste d’attesa, 26mila veneti in coda. Servono investimenti reali”

di Redazione · Maggio 6, 2025

Un j’accuse duro e documentato arriva dal Partito Democratico sul fronte della sanità veneta.

La consigliera regionale e vice presidente della Commissione Sanità, Anna Maria Bigon, lancia l’allarme sulle liste d’attesa, denunciando una situazione “non incoraggiante” che penalizza i cittadini. “I numeri pubblicati oggi da L’Arena – Il giornale di Verona e provincia parlano chiaro: 26mila veneti sono ancora in attesa, un ritardo che non è stato colmato. E il risultato? Oltre il 7% dei cittadini rinuncia alle cure”, afferma Bigon, sottolineando come la crisi sanitaria regionale sia ben lontana da una soluzione.

La situazione, secondo la consigliera, è persino più grave di quanto emerga dai dati ufficiali. “Sono spuntati ovunque sportelli di volontariato per sostenere chi non riesce a ottenere una visita nei tempi indicati dal medico di famiglia. Ma quante di queste persone vengono conteggiate nelle liste d’attesa? Spesso le Ulss rispondono ‘non c’è posto, richiami’ o, peggio, dopo un pre-appuntamento i pazienti non vengono più richiamati. Questa casistica sfugge ai numeri, ma la realtà è che chi aspetta una visita è molto di più dei 26mila dichiarati”, denuncia con forza.

Bigon punta il dito anche contro i tagli al Centro Unico di Prenotazione (Cup), che hanno aggravato il caos. “La formazione degli operatori e la loro organizzazione sono da rivedere. Come spiegare ambulatori ospedalieri spoke spesso vuoti quando ci si presenta per una visita? E poi ci sono i concorsi: 814 posti messi a bando per medici, ma con pochi partecipanti, a fronte di una carenza stimata di 3.500 professionisti. Evidentemente non sono abbastanza attrattivi”, sottolinea. A complicare il quadro, l’esodo di personale: “Negli ultimi anni, 8.000 medici hanno dato le dimissioni volontarie dal Servizio Sanitario Nazionale, una fuga che mette a rischio l’intero sistema”.

La ricetta di Bigon è chiara: “Dobbiamo investire molto di più e ripensare l’organizzazione, aumentando il numero di medici nel Servizio Sanitario Nazionale. Non bastano palliativi: serve una strategia concreta per fermare questa deriva”. La consigliera conclude con un appello alla Regione, chiedendo un cambio di rotta urgente per garantire ai veneti un diritto fondamentale: l’accesso alle cure senza essere costretti a una corsa a ostacoli.

La denuncia di Bigon riapre il dibattito sulla sanità veneta, un tema caldo che continua a dividere e a mettere alla prova la capacità della giunta regionale di rispondere alle esigenze dei cittadini. La palla, ora, è nel campo della politica: si attendono risposte, non silenzi.

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