Buone pratiche confartigianali

di Arrigo Abalti · Luglio 31, 2026

Quando l’unione fa il prezzo, ma non basta a fermarlo

Vicenza offre in questi giorni una lezione di economia applicata che vale la pena di leggere con attenzione, perché racconta due cose insieme: la forza dell’intelligenza cooperativa e i limiti che quella stessa intelligenza incontra quando il problema non è organizzativo ma strutturale. È la vecchia storia dei rematori su una stessa imbarcazione, che remano all’unisono e guadagnano metri preziosi, ma non possono nulla contro la corrente di un fiume la cui portata si decide altrove, in una stanza dei bottoni in cui loro non sono seduti.

Il gruppo d’acquisto promosso da Confartigianato Vicenza e da altre sei associazioni provinciali venete è, a suo modo, un piccolo capolavoro di pragmatismo cooperativo: 5.600 aziende, 40mila famiglie, 250 milioni di kilowattora e 13 milioni di metri cubi di gas comprati insieme, ogni anno, da 25 anni. Un risparmio dell’8% sulla bolletta — 5,4 milioni di euro su una spesa di 61 — non è un dettaglio, è la prova che l’aggregazione funziona. Ma è anche, ed è qui che la storia si fa politica prima ancora che economica, la prova che l’aggregazione da sola non basta.

Perché mentre il Caem faceva il suo mestiere, tra giugno e luglio il prezzo dell’energia ha ricominciato a correre: quasi il 9% in più per un acconciatore, la stessa percentuale per un’azienda del legno, il 14% per chi lavora pelli. E se si guarda all’anno prima, i rincari diventano vertiginosi — fino al 36% per il comparto conciario. Il gas, dal canto suo, non è da meno: +18% sul mese, +50% sull’anno. Sono numeri che raccontano una cosa semplice e brutale: la solidarietà tra imprese può attutire il colpo, non può disinnescare la causa. Si può remare meglio di chiunque altro, ma se la corrente si ingrossa altrove, la fatica dei rematori serve a non retrocedere, non ad avanzare.

Il vero nodo è altrove

Ed è qui che la vicenda vicentina smette di essere una notizia locale e diventa un caso nazionale, forse europeo. Le due proposte che circolano nel Caem — ritarare l’algoritmo che fissa il prezzo sulla media ponderata dei costi di produzione, capace da solo di abbattere il valore di mercato del 30%, oppure dirottare quota parte dei 14 miliardi Ue sul fotovoltaico di privati e microimprese — non sono soluzioni tecniche. Sono, in realtà, due modi diversi di rispondere alla stessa domanda: chi decide il prezzo dell’energia in Italia, e per conto di chi?

Viene in mente, a proposito di questo bisogno di comprendere prima di agire, la lezione di Luigi Einaudi, che alla base di ogni buona politica economica poneva un principio semplice quanto oggi disatteso: conoscere per deliberare. È esattamente ciò che manca su scala nazionale nel dibattito sui prezzi dell’energia, e che invece, su scala locale, il Caem vicentino sembra aver capito bene.

A tenere insieme i due piani, quello immediato del risparmio e quello strutturale della transizione, è la lettura offerta da Gianluca Cavion di Confartigianato Vicenza, che alla lettura congiunturale del dato affianca una visione di prospettiva. È lui a segnalare la corsa alle domande di contributi Pnrr per l’autoproduzione fotovoltaica, descritta come una “valanga” nel Vicentino: un’espressione che coglie bene il salto di paradigma in atto. Le imprese, sembra dire Cavion, non aspettano più che il mercato si aggiusti da sé: si organizzano, e lo fanno bene. È a questa capacità di lettura — insieme tecnica e sul campo — che si deve buona parte del merito se il Caem vicentino riesce a essere, allo stesso tempo, strumento di risparmio immediato e laboratorio di idee per il futuro energetico del territorio.

La Comunità energetica di Confartigianato Vicenza, con i suoi 40 milioni di kWh prodotti ogni anno, è la dimostrazione più concreta di questa visione: non un progetto isolato, ma un tassello di una strategia che l’associazione vicentina, sotto la guida di Cavion, sta costruendo con metodo. Aumentare l’autoconsumo delle aziende, in questa lettura, non è solo un modo per abbattere i costi in bolletta: è un investimento sulla resilienza del tessuto artigiano vicentino — un modo, per tornare alla metafora, di costruirsi una barca più solida invece di limitarsi a remare più forte.

Il Caem, insomma, è la metafora perfetta di questa stagione: l’Italia laboriosa che si organizza, che stringe le fila, che prova a comprare meglio quello che non riesce a cambiare. Funziona, fino a un certo punto. Poi arriva il conto — l’ennesimo — a ricordare che senza una correzione strutturale del mercato energetico, ogni risparmio conquistato con fatica resta un rattoppo su una ferita che continua a sanguinare altrove. Ma la lezione che arriva da Vicenza, e che porta la firma di chi come Cavion sa leggere insieme i numeri e le tendenze, è che la strada per ricucirla, quella ferita, comincia proprio da qui: dal basso, per addizione, un chilowatt alla volta.

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