Camici bianchi caraibici per il Molise

di Arrigo Abalti · Agosto 22, 2025

Dopo i venezuelani, ora i cubani. E in Veneto Lanzarin arruola medici sudamericani con titoli non riconosciuti

 

Dal Molise commissariato al Veneto dei reclutamenti straordinari: l’Italia della sanità si affida a professionisti stranieri per tamponare i vuoti lasciati da concorsi deserti e giovani medici in fuga. Una toppa che diventa sistema, tra emergenze infinite, piani di rientro eterni e scuse che non guariscono i malati.

 

In Molise arrivano i medici cubani. Dopo i venezuelani in piena pandemia, ora è il turno dell’Avana. Da Caracas a Campobasso, passando per Isernia: il giro del mondo in camice bianco. Non è un racconto di García Márquez, ma la cruda realtà della sanità italiana nel 2025.

E non è più nemmeno una novità isolata. In Veneto, l’assessora Manuela Lanzarin ha appena avviato il reclutamento sperimentale di medici sudamericani – argentini, brasiliani – i cui titoli non sono ancora riconosciuti in Italia. Una misura resa possibile dall’estensione della normativa emergenziale Covid fino al 2027. Saranno inseriti in elenchi speciali, con valutazioni linguistiche e colloqui. Ma senza iscrizione all’Ordine non potranno prescrivere farmaci, certificare malattie o accedere alla formazione continua. È la medicina ridotta a prestazione parziale.

Gli Ordini professionali e i sindacati parlano di “scelta azzardata” e “deregulation”: una sanità di serie B che rischia di spingere ancora più lontano i medici italiani. E hanno ragione: un Paese del G7 che importa personale per coprire i turni, invece di investire su stipendi, condizioni e stabilità contrattuali, abdica.

Il Molise, commissariato da sedici anni e in piano di rientro da diciotto, è la cartina di tornasole di un sistema che cura l’emergenza con l’emergenza. Concorsi deserti, reparti a rischio chiusura, medici in pensione richiamati, persino militari ipotizzati in corsia. Una sequenza di toppe che non diventa mai tessuto.

Il governatore Francesco Roberti difende l’accordo: “Senza medici non si può fare sanità”. Vero. Ma senza programmazione non si può fare politica. Calabria, Veneto, Molise: cambia il territorio, resta identica la toppa. Nel frattempo i giovani medici italiani continuano a fuggire: all’estero, nel privato, lontano da turni massacranti e retribuzioni da fame.

Roberti guarda al futuro con l’Università del Molise: specializzandi che entreranno nei reparti tra cinque anni. Ma i pazienti non aspettano cinque anni. E mentre i giovani medici crescono, i cittadini invecchiano.

Il Molise, minuscolo per territorio, è enorme come metafora. È l’Italia dei piani di rientro eterni e dei commissariamenti cronici, dell’universalismo promesso e mai garantito. È l’Italia che ha trasformato la cura in un campo di battaglia dove la vittoria è sempre rinviata.

Sì, i medici cubani arriveranno davvero. Ma la vera emergenza non è il numero dei camici: è il numero delle scuse.

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