La sanità sotto assedio

di Redazione · Agosto 22, 2025

In aumento le aggressioni contro i medici nonostante tre leggi in cinque anni. Dati Inail e osservatorio: 22 mila operatori coinvolti nel 2024

 

La legge c’è, anzi le leggi ci sono. Ma non bastano. Dal 2020 al 2024 il Parlamento ha varato tre provvedimenti per contrastare le aggressioni contro i professionisti sanitari: inasprimento delle pene, posti di polizia negli ospedali, persino l’arresto in flagranza differita. Risultato? Nel 2024 le segnalazioni di violenza hanno superato quota 18 mila, coinvolgendo oltre 22 mila operatori. Un record, in crescita del 15% rispetto all’anno precedente.

La fotografia è doppia. Da un lato l’osservatorio nazionale istituito nel 2020, che ha appena presentato la sua relazione: 18 mila episodi in un anno, un trend in costante aumento dal 2019. Dall’altro l’Inail, che certifica quasi 12 mila infortuni da aggressione o violenza negli ultimi cinque anni. Nel solo 2023, 2.500 casi: un +3% sul 2022, che a sua volta segnava un +15,9%. In sanità un infortunio su dieci deriva da un’aggressione.

Siamo al paradosso: più cresce l’arsenale normativo, più si gonfiano le statistiche. Come se il sistema, nonostante bandi e codici penali, avesse smarrito la capacità di proteggere chi indossa un camice. La legge 113 del 2020 equiparava i sanitari alle forze dell’ordine, introducendo pene da quattro a sedici anni per lesioni gravi o gravissime. La legge 56 del 2023 toglieva la distinzione tra gravità delle lesioni e apriva alla possibilità di posti fissi di polizia nei reparti. Infine, il decreto 137 del 2024 portava l’ennesima stretta: arresto in flagranza differita fino a 48 ore dopo il fatto e pene severe anche per i danni alle strutture, fino a cinque anni di carcere.

Eppure la realtà resta più dura dei codici: corsie senza vigilanza, pronto soccorso intasati, medici e infermieri lasciati soli davanti a pazienti esasperati, famiglie disperate, talvolta violente. Perché la violenza negli ospedali non è solo un problema di ordine pubblico: è la spia di un sistema sovraccarico, di liste d’attesa infinite, di un rapporto medico-paziente deteriorato dalla frustrazione.

Non bastano leggi simboliche, giornate nazionali o nuovi articoli di codice penale. Servono personale sufficiente, reparti protetti, campagne di educazione civica, una sanità che funzioni. Perché ogni aggressione non è solo un atto criminale: è un segnale di sfiducia verso un sistema che, agli occhi dei cittadini, non garantisce più risposte.

Tre leggi in cinque anni non hanno fermato la violenza. Ma forse la vera emergenza non è scrivere nuove norme: è rendere la sanità un luogo in cui il cittadino non si senta abbandonato e il medico non debba avere paura.

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